Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 14 Giugno 2025

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Vangelo di Matteo – Mt 5,33-37

Io vi dico: non giurate affatto.

In quel tempo, Gesรน disse ai suoi discepoli:
ยซAvete anche inteso che fu detto agli antichi: โ€œNon giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramentiโ€. Ma io vi dico: non giurate affatto, nรฉ per il cielo, perchรฉ รจ il trono di Dio, nรฉ per la terra, perchรฉ รจ lo sgabello dei suoi piedi, nรฉ per Gerusalemme, perchรฉ รจ la cittร  del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perchรฉ non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: โ€œSรฌ, sรฌโ€; โ€œNo, noโ€; il di piรน viene dal Malignoยป.

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Parola del Signore.

Il terzo tema che Gesรน affronta durante il durissimo discorso della montagna riguarda lโ€™autenticitร  e la veritร .
Il giuramento era una pratica piuttosto diffusa e serviva a garantire lโ€™onestร  di un patto e della persona che lo assumeva.

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Il giuramento รจ una pratica comune a tutti i popoli, la Bibbia la attribuisce sia agli uomini che a Dio (Gn 22,16; Dt 1,8; Sal 132,11-12โ€ฆ).
รˆ una sorta di atto sociale e sacro, lโ€™ultima garanzia di veritร  che lโ€™uomo puรฒ offrire al suo simile.

La Torร  disapprova solo lo spergiuro, le inadempienze, la falsitร ; Gesรน, invece, disapprova ogni tipo di giuramento, in contrasto con gli abusi che vedeva: era abituale intercalare il giuramento fra i giudei del suo tempo.

Lโ€™abuso di giuramento รจ indice di sfiducia, di diffidenza, di insinceritร .
Scredita la Parola e Dio.

Gesรน va oltre, esagera, vola altissimo: non รจ certo giurando su Dio o sul tempio o sul tesoro del tempio che si garantisce lโ€™onestร  dellโ€™affermazione.
Allora taglia corto: meglio non giurare.
Non abbiamo potere su nulla, nemmeno su noi stessi, sul nostro destino.

Non possiamo cambiare nemmeno una virgola di ciรฒ che diciamo e facciamo, siamo fragili e limitati.
Allora perchรฉ giurare? Meglio essere sinceri, sempre, essere trasparenti.

Al di fuori della sinceritร  vi รจ solo la menzogna che, ricorda Giovanni, ha per padre il maligno (8,44).
Ma per essere onesti nel parlare dobbiamo anzitutto imparare ad esserlo con noi stessi, confrontandoci con lo specchio della Parola.

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Solo in Dio scopriamo chi siamo, a cosa siamo destinati.
Solo in Dio possiamo non avere paura, accogliere le nostre ombre, lasciarle illuminare dallo Spirito, chiamare per nome e cognome i nostri peccati senza che, per questo, ci assalga lo scoramento.

In Dio impariamo ad essere davvero noi stessi, senza finzioni.
La proibizione di Gesรน รจ un appello alla veritร , prima che a Dio, alla caritร , distrutta dal dubbio e dalla reciproca diffidenza.

Il discepolo รจ chiamato ad essere sincero, ad essere autentico anzitutto con sรฉ stesso.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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