Questo brano rivolge l’attenzione al rapporto tra uomo e donna nel matrimonio. Infatti, nei primi e negli ultimi versetti vengono richiamati rispettivamente due comandamenti della legge ebraica: “Non commetterai adulterio” e “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”.
A ciascuna di tali norme si contrappone Gesù, cominciando il discorso con le parole “Ma io…” Non si tratta di negare le leggi antiche, ma di dare a esse un nuovo significato superando il legalismo formale e recuperando l’interiorità della relazione tra uomo e donna.
- Pubblicità -
Nella visione cristiana il matrimonio è simbolo dell’amore fra Dio e l’uomo. Gli uomini non saranno mai capaci di raggiungere la perfezione dell’amore di Dio, ma quello che conta è che nella relazione si punti alla completa trasparenza dei cuori, al donarsi invece che al possedere, si pensi che il rapporto possa via via acquisire nuova bellezza.
I versetti centrali vogliono rappresentare un aiuto in questo percorso. Gesù usa un linguaggio molto duro, radicale. Tali parole non vanno prese alla lettera, ma indicano il modo con cui ogni uomo può muoversi verso la pienezza della propria realizzazione: bisogna essere capaci di riconoscere e di rimuovere gli ostacoli, che impediscono il nostro tendere verso l’alto.
Per riflettere
Siamo capaci di conservare la freschezza della relazione che ci coinvolge, imparando a smussare le nostre rigidità e a riconoscere il bello anche nelle piccole cose della vita quotidiana?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
