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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 11 Giugno 2025

Vangelo di Matteo – Mt 10,7-13

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa

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Parola del Signore.

Ci sono due eccessi che ci ostacolano nella vita di fede. Un’eccessiva rigidezza di chi applica le regole, le norme come se fossero Dio stesso, che pensano che solo rispettando certe regole, i comandamenti, si possa essere graditi agli occhi di Dio, è una visione naturale che portiamo nel cuore e che pure Gesù ha superato con la sua misericordia e la sua compassione; e l’altro eccesso è il contrario, quello di pensare che ora che Gesù è venuto ogni regola sia stata abolita e che conti soltanto l’emozione, il sentimento, e che alla fine della fiera Dio perdona tutti, comunque, sempre, ovunque.

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Cosa vera, ma non è questo il problema. La regola, la norma, nella visione biblica, è una sorta di indicazione: come dicevano i rabbini, i precetti sono la siepe che costeggia la strada che ci porta alla felicità. Perciò seguire i comandamenti, per quanto possibile, cercare di farne la bussola che orienta il nostro percorso, è una cosa saggia, perché ci conducono a Dio e soprattutto ci conducono alla verità di noi stessi.

Il peccato è male perché ci fa del male: Dio sa, perché ci ha costruiti, perché ci ha creati, cosa ci rende veramente felici. Allora abbiamo tutti interesse a seguire una regola di vita, non in maniera ossessiva, non ossessionati dalla coerenza, ma sapendo che, fidandoci di quello che il Signore ci chiede, possiamo raggiungere veramente la felicità.

La norma diventa il vestito dell’amore, la forma dell’amore, lo concretizza, lo rende visibile. Se dico di esserti amico e non mi chiami mai, dubito della tua amicizia. Se dico che mio figlio mi è prezioso e per due settimane tornando da scuola non trova pranzo pronto, dubito del mio affetto. Se dico amarti e non faccio nulla che concretizzi questo amore, una attenzione, una carezza, una gentilezza, le tue parole sono vento.

No, Gesù non è venuto a cambiare neanche una virgola di quello che Dio ha detto al popolo di Israele, ma a riportarlo alla sua origine, alla sua pienezza. Superando il legalismo, riporta la norma nel cuore di Dio.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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