Il racconto del vangelo prosegue quello di ieri e riparte ancora da Pietro, che si interroga, e interroga Gesù, riguardo a Giovanni, che sembra sempre un passo avanti a lui: a Giovanni è stato rivelato da Gesù il traditore nell’ultima cena, è Giovanni che riceve da Gesù il dono della madre ai piedi della croce e, ancora, che riconosce Gesù dalla barca. Pietro sembra domandarsi: “Devo seguire lui?”. Gesù alla fine gli dirà di nuovo: «Seguimi», ovvero non “Segui lui”, ma “Fai come lui, cioè segui me”.
A proposito di Giovanni, si dice non solo che è il discepolo che Gesù amava, ma che è colui che all’ultima cena si è appoggiato sul petto di Gesù: come il figlio sta nel grembo del Padre, cioè ne conosce l’amore e ce lo testimonia, così Giovanni sta sul cuore del Figlio, ascolta e può narrarci l’amore del Figlio. “Tutto il Vangelo di Giovanni”, diceva Origene, padre della chiesa, “lo può capire solo chi poggia il capo sul petto di Gesù”.
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Sulle figure di Pietro e Giovanni, Sant’Agostino dice: “La Chiesa conosce due vite, che le sono state rivelate e raccomandate da Dio, delle quali una è nella fede, l’altra nella visione; una appartiene al tempo della peregrinazione, l’altra all’eterna dimora; una è nella fatica, l’altra nel riposo; … una nel lavoro dell’azione, l’altra nel premio della contemplazione; una che si tiene lontana dal male e compie il bene, l’altra che non ha alcun male da evitare ma soltanto un grande bene da godere; … La prima è simboleggiata nell’apostolo Pietro, l’altra in Giovanni” (Omelia 124).
Non c’è un’unica via, un’unica personalità, un unico stile adatto a seguire Gesù, che preferisce entrambi, che preferisce ciascuno di noi.
Giovanni rimarrà con noi e il suo vangelo termina, con questi ultimi versetti, in modo quasi incompiuto: ci sono tante cose da scrivere che non basterebbe il mondo intero a contenerle. Ci lascia aperti all’infinito che abbiamo intuito attraverso ciò che è stato raccontato e di cui continueremo ad intravedere i germogli nel mondo, nella storia, in tutte le persone, nella nostra stessa vita.
Per riflettere
Come Pietro, spesso ci sentiamo inadeguati, ci sembra che qualcun altro sia migliore di noi e quindi preferito o preferibile. Come Pietro, ascoltiamo la voce di Gesù che ci dà la risposta più semplice e completa: resta con me, stai qui, non scappare, non farti portare via dalla paura di non essere amato o di non essere all’altezza.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
