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Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 2 Giugno 2025

Commento al brano del Vangelo di: Gv 16,29-33

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Ci sono momenti in cui tutto sembra chiaro. La mente si illumina, il cuore si apre. “Adesso crediamo”: parole che suonano come un traguardo.

I discepoli si illudono di aver raggiunto la maturità della fede, ma Gesù, con dolce fermezza, smaschera l’equivoco. La comprensione non è ancora integrazione. L’intuizione non è ancora resilienza. Quando la notte arriva, le convinzioni cedono. Le sicurezze si sbriciolano.

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L’amicizia, la comunione, la fede stessa si rivelano fragili. È un passaggio necessario: non c’è autenticità senza attraversamento della solitudine. Non c’è unità profonda senza prima un distacco, una caduta, una resa.

Gesù non giudica i suoi discepoli. Li prepara. L’infedeltà che verrà non è una condanna, ma una soglia da attraversare. È la frattura che precede la ricomposizione. La solitudine non è il contrario della comunione, è la sua premessa evolutiva. L’umano, ancora una volta, tiene insieme una contraddizione che sembra insanabile.

 “Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!” – Non una fuga spirituale. Non una vittoria che elimina il dolore. Non una prevaricazione prepotente. La vittoria è questa: attraversare la notte rimanendo umani. Nel cuore del fallimento, una pace diversa si rivela.

È la pace di chi ha visto tutto e non ha indietreggiato. È la pace di chi ha scelto di continuare ad amare anche lì dove dove non c’era motivo o ci sarebbe stato tutto il diritto di tirarsi indietro: così si vince la logica del mondo.

Commento a cura di: Flavio Emanuele Bottaro SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato