Diventare adulti
Prima o poi dobbiamo diventare adulti, anche nella fede. Siamo stati accompagnati, custoditi, formati, ma poi arriva il momento in cui dobbiamo prenderci le nostre responsabilitร . La tentazione, anche oggi, รจ quella di non diventare mai grandi.
Anche la prima comunitร cristiana si trova a vivere un passaggio verso la maturazione: Gesรน, con la sua presenza fisica in mezzo a loro, li ha aiutati a crescere: hanno percorso la strada insieme al maestro, hanno fatto esperienza della potenza della sua parola. Adesso inizia un tempo nuovo, nel quale dovranno imparare a vivere la relazione con Gesรน in un modo diverso.
Attesa e discernimento
I passaggi della vita non avvengono mai automaticamente. La prima indicazione che i discepoli ricevono dal Risorto รจ quella di non muoversi: devono fermarsi a Gerusalemme, perchรฉ devono attendere il dono dello Spirito Santo. ร possibile infatti che in questi frangenti, nelle fasi di passaggio, siamo portati a reagire dโimpeto, prendendo decisioni affrettate.
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I discepoli hanno bisogno del dono dello Spirito, anche perchรฉ mostrano di essere ancora ampiamente condizionati dalle loro visioni umane: davanti alle parole di Gesรน, continuano a chiedere se quello รจ finalmente il tempo in cui il Signore ricostruirร il Regno dโIsraele! (cf At 1,6). Fanno ancora fatica ad aprirsi alla visione universale dello Spirito.
Figli che tornano
Lโopera di Luca ci fa vedere come la fine (il racconto dellโascensione nel Vangelo) sia sempre anche lโinizio di qualcosa di nuova (il racconto dellโascensione negli Atti).
Sia nel Vangelo che negli Atti Luca insiste molto sullโimmagine del ritorno di Gesรน al Padre. Evidentemente questa immagine richiama una parabola tipicamente lucana, quella del figlio che ritorna nella casa del padre misericordioso, ma richiama anche la figura di Adamo che puรฒ ritornare nel Paradiso che Dio ha pensato per lui. In questa immagine possiamo rivederci anche noi: siamo noi i figli che finalmente possono ritornare nella casa del Padre.
La vita come lode
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Questo passaggio che siamo chiamati a compiere nella nostra vita per mezzo dello Spirito che Gesรน ci ha donato vuole farci entrare in un modo nuovo di vivere lโesistenza. Spesso infatti viviamo la vita come ripiegamento, come lamento e delusione. Se invece guardiamo al modo in cui Luca costruisce questo passaggio della prima comunitร , ci accorgiamo che siamo invitati a vivere la nostra vita come una grande liturgia.
Gli ultimi versetti del Vangelo di Luca sono costruiti infatti sullo schema di una liturgia, proprio perchรฉ vogliono introdurci in un modo nuovo di guardare alla vita. In alcuni codici, questi versetti si concludevano con la parola Amen, proprio come alla fine di una preghiera. Leggiamo questi versetti alla luce anche dei capitoli nove e dieci della Lettera agli Ebrei, dove siamo invitati a entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesรน! (ct Eb 10,19).
Lโannuncio
Il testo del Vangelo di Luca comincia con un annuncio: ยซCosรฌ รจ scrittoโฆยป (Lc 24,46). Le parole di cui ci nutriamo cambiano la nostra vita. Spesso ritorniamo su pensieri falsi e deprimenti. Lโannuncio che apre questa liturgia รจ invece il ricordo di essere amati da Dio: non sempre รจ facile sentire questo amore, talvolta ci sentiamo abbandonati e soli. Proprio per questo รจ necessario ritornare continuamente ad ascoltare queste parole.
Lโepiclesi
Da soli ci perdiamo. Facilmente dimentichiamo. Per questo, il momento dellโannuncio รจ seguito dallโepiclesi, lโinvocazione dello Spirito santo (cf Lc 24,49). Allโinizio degli Atti degli Apostoli, Luca ricorda con insistenza che lo Spirito รจ su di noi. Come il Padre ha compiuto la promessa di mandare il Figlio, ora quella promessa si compie nellโinvio dello Spirito. Il Figlio รจ il sacerdote che invoca su di noi questo dono: ยซabbiamo un sacerdote grande nella casa di Dioยป (Eb 10,21).
La testimonianza
Questa epiclesi ci rende testimoni (cf Lc 24,48). Non saremmo capaci di annunciare lโamore in questo mondo di dolore se non fossimo sostenuti dallโazione dello Spirito. ร il compito che Gesรน affida ai discepoli (cf At 1.8).
Di cosa siamo testimoni? Ma soprattutto in che modo potremo testimoniare? La Chiesa nasce plurale. ร una comunitร che testimonia. E siamo chiamati a farlo prima di tutto e fondamentalmente attraverso le relazioni che viviamo tra noi. Non possiamo testimoniare un Dio che รจ comunione se tra noi imperversa la divisione, non possiamo testimoniare un Dio che รจ perdono se tra noi ha gioco facile il rancore e lโintolleranza, non possiamo testimoniare la piccolezza di Dio se tra noi ci divoriamo per conquistare briciole di potere.
La benedizione
E sulla nostra vita, cosรฌ comโรจ, con i nostri fallimenti e le nostre ambiguitร , Gesรน dona la sua benedizione (cf Lc 24,50). ร una benedizione che va accolta, occorre lasciare che quella benedizione entri e plasmi la nostra vita: i discepoli non solo si prostrarono davanti a lui per accogliere quella benedizione, ma tornano a Gerusalemme. Cโรจ una conversione in atto, proprio come era avvenuto per i discepoli di Emmaus.
Questa liturgia di lode dunque non termina, perchรฉ i discepoli, dice Luca, stavano sempre nel Tempio lodando Dio (Lc 24,53). La vita si รจ trasformata e, nonostante le persecuzioni e le accuse, รจ diventata una permanente liturgia di lode.
LโAmen
Il Vangelo vuole dunque condurci qui, vuole portarci a trasformare la nostra vita in una permanente liturgia di lode. Nonostante le fatiche, davanti allo spettacolo del male che sembra trionfare, noi siamo invitati ad alzare lo sguardo. Amen, allora, cosรฌ sia la mia vita, possa diventare lode perchรฉ il Signore, vincitore della morte, non mi ha mai abbandonato!
Leggersi dentro
- La tua vita รจ un lamento o una liturgia di lode?
- In che modo ti stai impegnando a vivere il tuo compito di testimone di Cristo?
Per gentile concessione di P. Gaetano Piccolo S.I. – Fonte
