Ascensione del Signore
Obbediamo all’apostolo che ci esorta a “tenere fisso lo sguardo su Gesù autore e perfezionatore della nostra fede”. Oggi siamo invitati con gli apostoli a salire sul monte degli ulivi per assistere all’ultimo momento della sua vita terrena: il suo ritorno al Padre. Anche noi lo seguiamo con lo sguardo rivolto al cielo finché gli angeli ci assicurano che ritornerà “allo stesso modo con cui lo avete visto salire al cielo”.
Seguire Lui guardando al cielo col cuore pieno di nostalgia è l’atteggiamento fondamentale del cristiano: “Non abbiamo qui una dimora permanente, ma ne cerchiamo una futura”. Distogliere lo sguardo dal cielo vuol dire essere disorientati. È proprio questo il disastro fatto da Marx quando ha detto: “La fede è l’oppio del popolo che fa pensare al cielo, così gli uomini dimenticano le ingiustizie della terra”.
Il male che ha fatto la dottrina marxista è incalcolabile: creare l’illusione e disorientare le persone facendo credere che la terra è la loro stabile dimora e che sarebbe stata realizzata la giustizia non con l’evoluzione, ma con la rivoluzione. Il cielo è l’immagine di quello che dobbiamo realizzare sulla terra. È quanto Gesù ci fa chiedere nella preghiera che ci ha insegnato col progetto del nostro lavoro: “Venga il tuo Regno! Sia fatta la tua volontà come in cielo e così in terra”. Lavorare così vuol dire impegnarsi per l’eternità, diversamente è lavorare invano, fare qualcosa che non resta.
Cos’è andato a fare Gesù in cielo? Lui stesso ce l’ha detto: “Vado a prepararvi un posto, perché dove sono io siate anche voi”. Il Paradiso è la nostra vera stabile dimora, la nostra patria, il cielo, il reale orientamento di tutta la vita dell’uomo creato non per il tempo, ma per l’eternità. La nostra permanenza temporanea in terra è la preparazione nella fede alla definitiva trasferta nella patria dove ci attende un posto. È Gesù stesso che ce lo ha guadagnato, rendendoci “concittadini dei Santi e familiari di Dio” con la sua passione e resurrezione.
“Ed essi dopo averlo adorato tornarono a Gerusalemme con grande gioia”. La gioia degli apostoli era sicuramente gioia dello Spirito Santo che coesisteva, credo, con lo stupore di quanto avevano visto, anche se erano abituati a queste avventure, e sicuramente con tanta nostalgia, se avevano capito che questa volta se ne era andato davvero.
Cominciava così un periodo di attesa, il vero Avvento dello Spirito Santo. Gli apostoli rimasero nel cenacolo per dieci giorni in attesa degli eventi che neppure loro conoscevano, ma che sarebbero stati la conclusione di tutta la Missione di Gesù. Anche noi siamo invitati a vivere questi giorni di attesa della Pentecoste come un grande tempo di ritiro, la vera Novena dello Spirito Santo.
Come viverla? Ascoltando Gesù che è stato il migliore catechista dello Spirito Santo. Lui solo poteva parlarne con competenza ed esperienza. Leggete quindi il capitolo 17 del vangelo di Giovanni che riporta il discorso finale durante l’ultima cena e mettiamoci in attesa sotto la Croce quando Gesù “chinato il capo, consegnò lo Spirito”.
Sono questi gli ultimi giorni del tempo pasquale, forse l’ora del recupero se non siamo stati sufficientemente attenti e devoti. Qualsiasi sia la nostra situazione, quando verrà lo Spirito farà nuove tutte le cose: è la pienezza della Pasqua.
