Domenica scorsa Gesรน ci ha fatto dono del comandamento dellโamore, che piรน che un altro โdovereโ da compiere, รจ un dono, unโesperienza da vivere.
Lui stesso ce ne ha mostrato lโarte, invitandoci a non pensare piรน alle cose antiche ma a guardare (cfr Is 43,18), abbracciare con convinzione e passione il nuovo, i cieli e terra nuovi inaugurati da Gesรน (cfr Ap 21,1, II lettura domenica scorsa).
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Oggi, nella I lettura, tratta dal libro degli Atti, emerge la tentazione โ pur di sentirsi sicuri e protetti โ di imporre le regole del passato a quanti aderiscono al Vangelo, a tal punto che gli Apostoli prendono posizione e, guidati dallo Spirito, decidono di non imporre le regole โanticheโ. Non lo fanno a maggioranza, ma ponendosi in ascolto dello Spirito Santo.
Un dettaglio che ci ricorda che la tentazione di irrigidirsi sulle regole del passato per sentirsi tranquilli รจ sempre in agguato, anche in noi (cfr Gn 4,7).
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La vita nuova inaugurata da Gesรน รจ fondata sullโamore: โSe uno mi ama, osserverร la mia parolaโฆโ, dice il vangelo. Lโobbedienza, cioรจ, รจ il frutto della vita nuova, della relazione con il Signore, ma รจ anche la cartina di tornasole: per Gesรน lโamore non รจ un semplice sentimento, ma รจ una vita di ascolto e di obbedienza, nellโamore e con amore.
Se ami, fai. Lโamore di Gesรน รจ un amore impegnativo e cosรฌ lo รจ lโamore per Gesรน, perchรฉ domanda il coinvolgimento di tutto se stessi: con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze (cfr Dt 6).
Se non cโรจ amore, ci veniva suggerito anche domenica scorsa, obbedire alle regole รจ solo operazione di facciata. ร illusione di sentirci a posto, come pensavano i primi discepoli descritti negli Atti degli Apostoli, imponendo regole a quanti abbracciavano il Vangelo.
Ma le regole sono solo garanzia di un amore che cโรจ giร : โSe uno mi ama, osserverร la mia parolaโฆโ. Senza amore non si capisce nulla.
Mai come oggi, il cristiano o รจ un mistico, un innamorato di Dio, o non รจ nessuno, viene spazzato via.
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ยซVi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voiโฆ Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderร nel mio nome, lui vi insegnerร โฆ Vi lascio la pace, vi do la mia paceโฆ Vado e tornerรฒ da voiโฆ Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perchรฉ, quando avverrร , voi crediateยป.
Il testo del vangelo giร ci sta proiettando verso la solennitร dellโAscensione, quando Gesรน salirร al cielo di fronte agli occhi increduli dei discepoli.
Gesรน sta per tornare al Padre, portando con sรฉ la nostra umanitร , andando a prepararci una dimora dove tutti troveranno posto. Parte, ma per poter tornare di nuovo, con il Padre e lo Spirito: โnoi verremo a luiโ (Gv 14,23), dice Gesรน, parlando di sรฉ e del Padre.
Lโascesa, lโandare di Gesรน non lascia orfani, perchรฉ rimane con noi lo Spirito Santo, il Paraclito.
Gesรน รจ consapevole che i discepoli, e oggi noi, non possiamo far da soli: lo Spirito viene dunque in nostro aiuto, forma in noi la vita da figli, vita innamorata e quindi obbediente. Lui insegnerร ogni cosa e ricorderร ai discepoli le sue parole, perchรฉ possano rimanere nellโobbedienza (Gv 14,26).
Dove obbedienza significa prima di tutto โascoltareโ (cfr Dt 6,4ss). Lโamore nasce dal dare ascolto alla persona amata, dal darle attenzione. Ecco cosa fa lo Spirito Santo in noi: si fa Maestro interiore, Consigliere, Avvocato.
Una volta lโAvvocato non si sostituiva allโimputato durante un processo, ma suggeriva al suo orecchio cosa doveva dire. In questo modo si comprende il ruolo dello Spirito Santo, del Paraclito: non รจ Colui che si sostituisce a noi, ma che si affianca, che suggerisce, che ci rende in grado di assolvere al nostro compito.
Lo Spirito insegnerร e ricorderร ogni cosa. Lo Spirito รจ Colui che tiene viva, accesa la nostra memoria, della nostra fede (cfr Mt 25,1-13), e che infonderร il coraggio della testimonianza: โStefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cieloโฆโ (At 7,54ss).
Cโรจ un dato importante che emerge da questa esperienza. La Comunitร che Gesรน sta per lasciare รจ ferita dalla fragilitร della paura, ferita dalla fragilitร , ferita dal rinnegamento, ferita dal dubbioโฆ
Eppure Gesรน โlascia la presaโ: sale al cielo. La Comunitร viene lasciata al suo destino: รจ lei che deve prendersi in mano, รจ lei che deve crescere.
Gesรน dona lo Spirito perchรฉ ricordi, insegni, suggerisca, dia coraggioโฆ ma la Comunitร deve camminare con le sue gambe.
ร un dato importante, perchรฉ se Gesรน ha affidato il suo vangelo a una Comunitร composta da uomini cosรฌ deboli e fragili, significa che spetta anche a noi accompagnare alla fede.
Solo cosรฌ sperimenteremo la โpaceโ, dono del Risorto e di nessun altro: โnon come la dร il mondo io la do a voiโ, quindi, โdimorate nel mio amoreโ (cfr Gv 15,9).
Una pace che nasce e si sorregge nellโamore di Gesรน che ha dato la vita per noi. La pace di Gesรน sgorga dalla sua vittoria sul peccato, sullโegoismo che ci impedisce di amarci come fratelli. ร dono di Dio e segno della sua presenza.
Ogni discepolo, ciascuno di noi, chiamato oggi a seguire Gesรน portando la croce, riceve in sรฉ la pace del Crocifisso Risorto come certezza della sua vittoria e nellโattesa della sua venuta definitiva, quando entreremo nella Gerusalemme del cielo che, descrive il testo dellโApocalisse nella II lettura, รจ come โgemma preziosissima, pietra di diaspro cristallinoโฆโ, per sottolinearne la bellezza, luminositร e preziositร .
Con dodici porte (a richiamare i Dodici Apostoli); tre per ogni punto cardinale (nord-est-ovest-sud), a indicare che le genti giungeranno da ogni luogo; e avendo ciascuna porta un custode, un angelo, che accoglie e protegge.
Una descrizione per far risvegliare quel desiderio di bellezza custodito nei cuori, il solo capace di darti fiducia, forza e coraggio per restare saldi dietro a Gesรน risorto, il Signore.
Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.
