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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 10 Aprile 2025

Che la parola di Dio sia dura è un’esperienza vissuta, non un capriccio. Chiunque si metta davvero, profondamente, in ascolto della parola di Dio ne prende pian piano consapevolezza. Eppure la sua durezza ha più i tratti della solidità, della durevolezza: è una parola di salvezza, la quale, però, esige responsabilità.

Alla constatazione dei suoi, Gesù reagisce attraverso una serie di domande provocatorie con le quali desidera scuotere i cuori spaventati che ha di fronte e rilanciare sulla necessità dell’affidarsi, esperienza centrale per ogni figlio, fondamentale per la vita di fede: lo Spirito ama anche—soprattutto—nella durezza.

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È un invito affinché i discepoli non si preoccupino troppo di comprendere l’incontro di Gesù secondo criteri di interpretazione ordinari, razionali. Perché la vita è proprio nello Spirito, nell’Amore libero del Padre che chiama ciascuno a un “sì”.

Se è vero che la chiamata di Dio è per ciascuno, la scelta decisiva si gioca in ogni figlio e in ogni figlia, in me, in te: tutto sta nell’essere disponibili a lasciarci concedere dal Padre il dono di incontrare Gesù.

Dopo aver ascoltato le parole del Maestro, molti vanno via, perché colgono la portata straordinaria di questa chiamata, e, insieme, il proprio non essere ancora abbastanza docili per accoglierla. Altri, invece, intuiscono in profondità che la sequela sì, chiede tutto, ma, al contempo, dona tutto. E al Signore che viene preparano il cuore e professano, come Pietro, la propria fede, scelta libera e liberante: sì, io ti credo e ti riconosco, Figlio di Dio.

Per riflettere

La sequela del Signore richiede fiducia, docilità, disponibilità a metterci in cammino soprattutto rispetto a noi stessi e alle nostre aspettative, esperienza che nella vita quotidiana facciamo puntualmente. Come vivo la dimensione dell’affidamento nella mia chiamata personale?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi