- Pubblicità -

Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 9 Maggio 2025

Vangelo di Giovanni – Gv 6,52-59

La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.

- Pubblicità -

Parola del Signore.

Va bene, Gesù pretende di essere l’unico in grado di saziare il nostro cuore e la nostra fame di senso e di felicità. Sia. E ci ammonisce a non nutrire la nostra anima con cibo che non sazia l’anima. Ci sta.

Solo che, alla fine dell’impegnativo discorso alla sinagoga di Cafarnao dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù probabilmente esagera. Assai. Per colmare il cuore e l’anima dobbiamo, testuali parole, cibarci della sua carne e dissetarci al suo sangue. Cioè diventare cannibali. Oppure, così hanno interpretato la prima comunità, accedere all’eucarestia (cosa vera ma solo in seconda battuta).

Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 9 Maggio 2025” su Spreaker.

Come sono risuonate le sue parole alle orecchie di chi c’era? La carne, nella Bibbia, rappresenta la totalità della persona, fragilità incluse. E il sangue contiene il principio vitale, ciò che ci tiene in vita. Per saziare il nostro cuore dobbiamo fidarci di Gesù che ci parla del Padre, incluse le sue fragilità di uomo, e assumere il suo principio vitale, la sua passione per Dio.

Ecco, così è più chiaro. Dunque, continua Gesù, accogliere la sua fragilità, innestarci alla sua forza vitale che è lo Spirito ci permette di sperimentare l’eternità che non è una cosa noiosa che dura un sacco di tempo ma una dimensione che ci mette in piena e feconda relazione con Dio, l’Eterno.

Gesù sta dicendo alla folla che lo ha raggiunto: non fermatevi all’apparenza, non alla crosta, aspirate a sperimentare, come io sperimento, la totalità di Dio in voi, siate realisti, chiedete l’impossibile! (Camus).

Ci sono diversi modi di accedere alla pienezza: con la filosofia, con la vita caritativa, con l’arte, con la meditazione. Gesù si propone come autostrada verso l’Eterno, come l’unico che ci innesta direttamente in Dio. Ogni giorno, meditando la Parola, focalizziamo la nostra giornata intorno a questo obiettivo: far fiorire in noi quella dimensione di Eterno che già ci abita come un seme. Il risorto che ci dona lo Spirito ci innesta in Dio, perché Gesù condivide con i suoi discepoli questa esperienza.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

- Pubblicità -

LEGGI ALTRI COMMENTI AL VANGELO DEL GIORNO

Ascolta anche su Spotify