- Pubblicità -

don Fabio Rosini – Commento al Vangelo di domenica 4 Maggio 2025

Il biblista don Fabio Rosini commenta il Vangelo di domenica 4 maggio 2025 – Anno C, dai microfoni di Radio Vaticana (dove potete trovare il file audio originale utilizzato nel video).

Don Fabio riflette sulla gioia degli apostoli dopo essere stati flagellati, collegandola all’episodio della pesca miracolosa post-pasquale e alla chiamata di Pietro.

- Pubblicità -

Continua dopo il video.

https://youtu.be/2hBsoY6Npog

Sottolinea la continua esperienza della Chiesa di smarrirsi e non riconoscere Gesù, per poi ritrovarlo attraverso un’obbedienza inaspettata. Il testo esplora il dialogo di Gesù con Pietro, evidenziando la riconoscimento della propria fragilità e il perdono come via per una gioia profonda e per diventare adulti nella fede, pronti a soffrire lietamente per amore di Cristo.

Riassumendo il video.

Il testo commenta il vangelo della terza domenica di Pasqua. Inizia sottolineando l’allegria di Pietro e Giovanni che, dopo essere stati flagellati, si allontanano lieti di essere stati ritenuti degni di subire oltraggi per il nome di Gesù. Questa gioia è messa in relazione con l’evento della pesca miracolosa post-pasquale, che è una storia di riconoscimento di Gesù.

La narrazione della pesca simboleggia la missione della Chiesa, spesso vista come “pescatori di uomini”. Come i discepoli che non pescavano nulla con le loro tecniche abituali, anche la missione può fallire se ci si intestardisce sui propri progetti. L’apparizione di uno sconosciuto sulla spiaggia che dà un’indicazione inattesa (gettare le reti sulla parte destra della barca, che rappresenta la parte della fede e della potenza di Dio) porta a una nuova possibilità e a una scoperta. Seguendo l’indicazione, si sperimenta una pesca abbondante (153 grossi pesci). Questo numero, tra le varie spiegazioni, potrebbe rappresentare la totalità delle specie di pesci conosciute all’epoca nel Mediterraneo, simboleggiando la pienezza e completezza che deriva dall’obbedienza a un’indicazione apparentemente “stramba”.

I pesci, tuttavia, non sono l’elemento più importante; erano solo un mezzo per ritrovare il Signore. Una volta ritrovato Gesù, è necessario ritrovare anche sé stessi, un percorso che Pietro deve compiere fino in fondo.

Questo ritrovamento di sé avviene nel dialogo tra Gesù e Pietro, dove Gesù chiede per tre volte a Simone, figlio di Giovanni (usando il suo vecchio nome) “mi ami?”. Questa triplice domanda richiama il triplice rinnegamento di Pietro. La terza risposta di Pietro è accompagnata da una “santa benedetta tristezza”, il ricordo della propria povertà e del proprio errore. Questa tristezza è illuminata dalla consapevolezza che Gesù “sa tutto”.

Sentirsi conosciuti e capiti da Dio porta una gioia profonda, anche se si sentono capiti e rivelati i propri errori. È questa esperienza di accettazione della propria fragilità e del proprio peccato che rende Pietro pronto a diventare “adulto”. Non farà più la sua volontà, ma avrà un nuovo ruolo.

Pietro, che prima rinnegava Gesù davanti a una ragazza, ora si allontana lieto di essere stato ritenuto degno di subire oltraggi. Questa è vista come una relazione di autentico amore, non basata sull’appagamento o sulla comprensione intellettuale, ma sulla gioia di perdere la vita per l’altro. L’esperienza dell’azzeramento, della povertà e del contatto con la propria fragilità è necessaria per scoprire la vera resurrezione, che è il perdono dei peccati e il sentirsi compresi e non giudicati o condannati. Da questo sorge un amore tale da rendere lieti di essere ritenuti degni da Dio di subire oltraggi.

- Pubblicità -

Qui tutti i commenti di don Fabio Rosini