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don Andrea Vena – Commento al Vangelo di domenica 27 Aprile 2025

Domenica 27 Aprile 2025 -II DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Gv 20,19-31

Data:

Continuiamo la gioia della Pasqua.
Per la liturgia questi primi otto giorni sono un unico grande giorno che culmina nella “Domenica in albis”, o in forma completa, “Domenica in albis depositis”, letteralmente: domenica in cui si deponeva l’alba. È il nome della veste bianca che i catecumeni indossavano dopo il loro battesimo nella veglia pasquale e che portavano per una settimana, a indicare la nuova dignità ricevuta.

Continua dopo il video.

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https://youtu.be/NSo1qAncqVM

La domenica in albis (alba), la veste veniva tolta e posata presso la tomba di un martire, un testimone della fede, per chiedere di passare dall’abito alle abitudini, dalla veste alla vita. Ma questa Domenica, per desiderio di san Giovanni Paolo II, è anche detta “della misericordia”, a ricordare quanto Gesù ha fatto per ciascuno di noi per renderci “bianchi”.

Il tempo pasquale, che culminerà nella solennità di Pentecoste, giorno in cui ricordiamo la discesa dello Spirito Santo, è un tempo durante il quale la liturgia delinea i tratti del profilo del credente, la meta che ci attende, la garanzia che non siamo soli. Entriamo così nei testi odierni.

Il vangelo ci presenta due apparizioni: nella prima non c’è Tommaso, mentre nella seconda è presente. Tommaso non è presente la prima volta, non è cioè nella Chiesa: il vangelo ci suggerisce che possiamo fare esperienza di Gesù risorto solo stando con gli altri, con la Chiesa.

“Otto giorni dopo…”
La gioia della Pasqua ha avuto inizio di fronte a un sepolcro vuoto, da dove è iniziata la corsa per annunciare che Gesù è risorto. Con questo “otto giorni dopo” l’evangelista ci fa presente che la nuova settimana è iniziata dalla Domenica, il giorno del Signore.

Ed è in questa esperienza di fraternità, seppur ferita perché manca Giuda che si è impiccato, e manca Tommaso che non è presente, che Gesù si presenta ai suoi. Si fa loro incontro. È importante questo dato perché suggerisce che il Signore Gesù si fa presente ai suoi nel giorno del ricordo della sua risurrezione, ma dice anche che Lui si fa presente là dove due o tre sono insieme nel suo nome (cfr Mt 18,15-20).

La fede conduce alla fraternità: non possiamo pensare di ridurre la fede a un fatto privato, dove si dice “prego in camera mia, che è lo stesso”. Non è così, perché l’eucaristia domenicale, il ritrovarsi insieme alla domenica, è un incontrare il Signore Gesù – dimensione verticale – ma è anche un incontrarci tra noi – dimensione orizzontale: “Se uno dicesse ‘io amo Dio’, e odiasse suo fratello, è un mentitore…” (1Gv 4,20).

Tommaso non crede a quanto gli raccontano gli amici perché “non era presente”: si fa esperienza di Gesù risorto se si è presenti con gli altri nel giorno del Signore.

“Mentre erano chiuse le porte del luogo…”
È interessante notare che prima la Maddalena, poi Pietro con l’altro discepolo… tutti corrono a cercare Gesù e non lo trovano, mentre è Lui che trova i suoi, e li raggiunge lì dove sono, anche se “chiusi” per paura o vergogna. Il Signore Gesù si presenta ai suoi amici quando meno te lo aspetti.

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“Mostrò loro le mani e il fianco…”
Gesù si fa riconoscere attraverso i segni della Passione, a indicare che non si è trattato di un incidente di percorso. Oggi i segni della Passione sono la chiave per entrare nella conoscenza di Gesù risorto.

“Soffiò e disse: Ricevete lo Spirito Santo.”
Dona la sua vita nuova. L’ha appena ricevuta dal Padre del cielo e Gesù già la dona ai suoi discepoli, a noi. Lo fa come Dio all’inizio della creazione donando la vita all’uomo (cfr Gn 2,7). È questo che ci rende nuovi e quindi capaci di portare agli altri ciò che Lui stesso ha donato: andare e annunciare che Gesù è vivo: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”.

Ancora una volta Gesù manifesta il suo amore, la sua misericordia. Non rimprovera i discepoli perché hanno paura, perché si sono chiusi… e non attende che dimostrino di essere convertiti. Li incontra e li manda a portare a tutti la gioia del suo amore misericordioso: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati”.

“Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso.”
Gesù non si rassegna, e vuole incontrare anche Tommaso, al quale offre ancora una volta la sua mano forata e il suo costato, perché Tommaso aveva detto agli altri: “Se non vedo… io non credo”.

Anche in questo caso Gesù non rimprovera Tommaso per la sua incredulità. Lo aiuta a crescere, a maturare; gli si fa incontro nel suo bisogno di capire e, allo stesso tempo, lo guarisce dalla sua incredulità a tal punto che Tommaso uscirà con l’espressione più profonda del Nuovo Testamento: “Mio Signore e mio Dio”.

Lo stare riuniti e insieme con il Signore Gesù risorto permette di entrare in comunione con Dio Padre, divenendo così partecipi della stessa missione di Gesù. Come ricorda il libro degli Atti: “Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva…”. Il ritrovarsi insieme, senza chiusure e gelosie, permette di vivere un’esperienza di fraternità che in fondo è esperienza di gioia, di Chiesa, di Spirito Santo… questo è ciò che attira.

Il Signore Gesù ci è venuto incontro, ci ha donato lo Spirito per permetterci di gridare al mondo la gioia sperimentata. Come a Giovanni, autore dell’Apocalisse, Gesù ha detto “Scrivi…” così oggi il Signore lo dice a ciascuno di noi: Scrivi con la tua vita le meraviglie che Dio sta compiendo in te, cioè narrale con la gioia della vita, della fraternità, dell’amore misericordioso.

Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.