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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 15 Aprile 2025

Appena Giuda abbandona la tavola dell’ultima cena per andare a tradire Gesù, Gesù dice: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato.” Perché dice una cosa del genere?

Sembra paradossale: proprio nel momento in cui il tradimento si compie, Gesù parla di gloria. Ma la gloria di cui parla non è quella del successo umano o della vittoria apparente, bensì quella dell’amore che si dona fino in fondo.

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Il tradimento di Giuda mette in moto la passione di Cristo, il suo cammino verso la croce. Ed è proprio lì, nella croce, che si manifesta la gloria di Dio: una gloria che non si misura con il potere, ma con l’amore totale e incondizionato. Gesù sa che il suo sacrificio sarà la rivelazione più alta dell’amore del Padre per il mondo.

Anche nella nostra vita sperimentiamo momenti di tradimento, sofferenza e fallimento. A volte sono gli altri a ferirci, a deludere la nostra fiducia; altre volte siamo noi a tradire, a venir meno ai nostri ideali e alle nostre promesse. In quei momenti, possiamo sentirci smarriti, incapaci di vedere qualcosa di buono in ciò che sta accadendo.

Ma il Vangelo ci insegna che anche nelle situazioni più buie, Dio sta operando. Gesù ci mostra che la gloria di Dio non si manifesta nell’assenza della sofferenza, ma nella capacità di trasformarla in amore. Quando scegliamo di amare nonostante il dolore, di perdonare anche chi ci ha ferito, di rimanere fedeli al bene anche quando sembra sconfitto, allora partecipiamo alla gloria di Cristo.

Gesù non fugge dal tradimento di Giuda, né dal rinnegamento di Pietro, né dalla sofferenza della croce. Li affronta con amore e li trasforma in redenzione. Anche noi siamo chiamati a fare lo stesso: a vedere nelle prove della vita un’opportunità per glorificare Dio, per crescere nell’amore, per diventare testimoni della speranza che nasce dalla croce.

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