Si avvicina il momento della “passione e morte del Signore” ed è giusto chiamare questa domenica, più che “delle palme”, di “passione del Signore”, sia perché Gesù aveva chiara coscienza che sarebbe stato ucciso violentemente, ma soprattutto perché la vita lui l’avrebbe donata e poi sarebbe risorto da morte.
L’ingresso nella città santa rappresenta l’inizio di tutto questo, con la premura da parte di Gesù di entrarvi sulla cavalcatura che tradizionalmente usava il re in tempo di pace (il cavallo infatti era la cavalcatura dei soldati).
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Segni di accoglienza che potrebbero far sperare: a Gerusalemme Gesù avrebbe potuto ricevere la comprensione e l’approvazione dei capi religiosi, invece i farisei, tra la folla, rimproverano Gesù, perché viene acclamato come colui che porta la pace messianica.
Gesù approva questa acclamazione festosa, sapendo che pure lui, come i profeti, riceverà una condanna dalle persone religiose, mentre sarà riconosciuto da coloro che cercano la vera pace, che solo Dio può donare.
Tutto non terminerà in una tomba, bensì nell’ora della risurrezione, che noi ci apprestiamo a comprendere e credere attraverso i momenti che la Chiesa ci invita a vivere nelle nostre comunità, nel triduo pasquale!
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