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Sr. Mariangela Tassielli – Commento al Vangelo di domenica 6 Aprile 2025 per bambini/ragazzi

«Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra».
Quanto è intensa questa espressione del Vangelo di Giovanni che la liturgia di questa V domenica di Quaresima ci propone. Tutte le volte è al contempo uno scossone e una preziosa pacca sulle spalle.
La situazione è complessa: c’è una legge chiara, divina, e c’è una precisa colpa.
E poi c’è “tutto il popolo” – così scrive Giovanni – in ascolto della sua parola, pronto a imparare. Ora, certamente, scribi e farisei metteranno pure alla prova, ma forse né più né meno di quanto farebbero molti tra noi rispetto a situazioni di oggettivo peccato.

Scribi e farisei insistono nell’interrogare Gesù. E – ne sono certa – lo faremmo anche noi. Perché il limite tra il peccato e la misericordia non è un confine, non imprime una traccia certa. Peccato e misericordia si fondono, si trasformano, si intrecciano. Il peccato – quello altrui e quello nostro, quello grave ma anche quello cosiddetto veniale, quella sorta di leggera e invisibile polvere sulla nostra coscienza – ci richiede e ci insegna un esercizio di misericordia e compassione, di responsabilità e liberazione. Ma la misericordia ci insegna ad ascoltare le storie che il peccato nasconde, ci insegna a scoprire la bellezza dei volti sfigurati dal peccato, ci insegna ad accarezzare i cuori che il male ha mortalmente colpito.
Per questo è intenso quel chinarsi di Gesù per scrivere con il dito per terra.

Perché solo chi si china sa risollevare.
Solo chi alla cattedra preferisce la strada sa ascoltare.

Tutto il popolo vuole imparare. Ma Gesù sposta l’attenzione, crea una sorta di rottura, quasi a dire: perché costringete Dio dentro la lettera? Perché vi ostinate a non dare nomi alle figlie e ai figli di Dio. Perché di Dio continuate a prendere la legge della condanna e ignorate i suoi desideri di salvezza.
Perché voi che credete in Dio non date a Dio il tempo e la possibilità di far germogliare una nuova creazione nel cuore di chi ha peccato, di chi ha cambiato rotta, di chi non ha più voluto avere nulla a che fare con lui?

Penso a Gesù che scrive e non immagino una parola, ma immagino strade e fiumi… Strade nel deserto e fiumi nelle steppe.

Nello scrivere di Gesù a terra è come se prendessero corpo le parole di Isaia, che sono la promessa di Dio che sa e può, e vuole, portare vita dove sarebbe impossibile anche solo pensarla.

Questa certezza ci tenga fermi anche nel vacillare della nostra fede: Dio vuole e può portare vita anche dove sembrerebbe impossibile… e lo sta già facendo: non ve ne accorgete?

Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com

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