Il Vangelo è sempre “lieta notizia” anche per noi, anche oggi. Gli scribi e i farisei, che si ostinano ad accusare Gesù come “traditore” della legge di Mosè, sono di fatto predicatori di sciagure e si mostrano incapaci di cogliere la novità della predicazione dei profeti. Questi ultimi, in genere, non venivano ascoltati, spesso odiati e addirittura uccisi.
In questo episodio, scribi e farisei sono pronti a condannare una donna che ha peccato, quasi che condannare o punire qualcuno corrisponda al farlo crescere o sanarlo: tutto il contrario!
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Gesù ha invece amato gli uomini e le donne, ed essi, sentendosi accolti e amati anche dentro le loro fragilità e i loro peccati, hanno avuto l’opportunità di incontrare il Dio dell’Amore, che Gesù non si stanca di annunciare.
L’episodio conosciuto come quello dell’adultera dovrebbe essere denominato con un ribaltamento di prospettiva: “la persona è prima del suo peccato”. Scribi e farisei disprezzano la donna qui accusata, ma Gesù la chiama “donna”, come ha chiamato sua madre a Cana.
Forse questa donna non ha mai ricevuto un trattamento simile, non ha mai ricevuto ascolto e affetto: questa premura da parte di Gesù la cambierà. “Neanch’io ti condanno” … ti sarò vicino io e tu “non peccherai più”.
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