Siamo giunti alla V domenica, tappa che precede la Domenica della Passione, detta delle Palme, portale della Settimana Santa, quando mediteremo sugli ultimi giorni della vita di Gesù.
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Il testo del vangelo è introdotto da un brano tratto dal libro del profeta Isaia, dove viene fatta memoria di quanto Dio ha compiuto nel deserto: “Aprì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti, che fece uscire carri e cavalli” – (cfr Es 13,17ss) – ma subito invitando a non fermarsi al passato, ma a guardare alle cose più grandi che Dio è pronto a fare: “Non ricordate più le cose passate… Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”.
Quella “cosa nuova” è la Pasqua di Gesù, che apre una strada nel deserto dell’esistenza per introdurci nella Terra Promessa del paradiso. Questo porterà a cantare con le parole del salmo: “Grandi cose ha fatto il Signore per noi”. Un testo di speranza e di incoraggiamento, dunque, a volgere lo sguardo lì dove Dio apre nuove strade per ciascuno di noi.
In questa cornice s’inserisce il testo del vangelo dove viene descritta la scena dell’adultera: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo…!”.
Scribi e farisei non sono interessati né alla Legge né tanto meno alla donna: a tale riguardo, basterebbe notare alcuni dettagli. I farisei pongono la donna nel mezzo (Gv 8,3), umiliandola di fronte a tutti; dicono pubblicamente la sua colpa (8,4) e la chiamano “una donna come questa” (Gv 8,5).
Da queste brevi pennellate, cogliamo che scribi e farisei non ritengono che la donna abbia semplicemente commesso un peccato, ma che sia lei stessa “peccato” (una scena che ricorda e in parte rimanda all’esperienza di Susanna, Dn 13,14ss). E usano la donna per cercare di che accusare Gesù (v. 6): se Egli infatti non conferma la condanna e non approva l’esecuzione, può essere accusato di trasgredire la Legge di Dio; se, al contrario, decide a favore della Legge, perché allora accoglie i peccatori e mangia con loro (cf. Mc 2,15-16 e par.; Lc 15,1-2)?
Di fronte a tutto questo, Gesù tace. Solo di fronte all’insistenza dei farisei, Gesù prende parola, ma mettendo in difficoltà, prendendo contropiede i suoi interlocutori: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei” (Gv 8,7b). La Legge stessa chiedeva che anche il testimone dovesse essere senza peccato (cfr Dt 20,16ss).
I primi ad andarsene sono i più anziani che comprendono che Gesù ha ragione! Di fronte a tale pronunciamento, ciascuno è stato costretto a misurarsi dentro con se stesso, ad ammettere che davanti a Dio tutti indistintamente si è peccatori.
Rimasti solo Gesù e la donna, Gesù domanda: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannato? (Gv 8,10). Non le rinfaccia il peccato, ciò che ha fatto; non rivanga il suo passato, ma traccia per lei una via nuova (cfr Isaia I lettura: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete).
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“Donna”! È lo stesso appellativo che Gesù ha rivolto a sua Madre (Gv 2,4), alla samaritana (Gv 4,21), alla Maddalena (Gv 20,15). “Dove sono i tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?”. Ed ella rispondendo: “Nessuno, Signore (Kýrie)”, fa una grande confessione di fede in Gesù, il Signore.
Sant’Agostino sintetizza magnificamente questa scena con l’espressione: “rimasero solo loro due, la misera e la misericordia”. “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”. Così scribi e farisei, i quali andandosene riconoscono di essere peccatori, se ne tornano a casa con il carico dei loro peccati, mentre questa donna se ne torna a casa perdonata!
Come ci ha introdotto la prima lettura, lo spartiacque capace di cambiare le cose è l’incontro con Gesù: Egli solo fa cose nuove, apre nuove possibilità, nuove strade.
“Va’, e d’ora in poi non peccare più”, dice Gesù. Quel “Va’” è verbo di missione: Gesù non attende di vedere il cambiamento, la conversione. L’ha perdonata, lasciando alla sua libertà il tempo di cambiare.
Questa è la giustizia che ha salvato anche Saulo di Tarso, trasformandolo in san Paolo, come ci ricorda la II lettura scelta per questa domenica (cfr Fil 3,8-14).
L’invito di Gesù alla donna, “va e d’ora in poi non peccare più”, è la stessa grazia che farà dire all’Apostolo: “So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù” (Fil 3,14).
In ciascuno di noi c’è riflesso l’atteggiamento degli scribi e farisei, sempre pronti a puntare il dito, a innalzarsi a maestri e giudici inclementi, e talvolta siamo i giudici più feroci nei riguardi di noi stessi, fino a renderci incapaci di reagire, di guardare con speranza.
Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.
