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Sr. Mariangela Tassielli – Commento al Vangelo di domenica 16 Marzo 2025 per bambini/ragazzi

È la domenica della Trasfigurazione.
Il Vangelo di Luca ci fa contemplare la bellezza e la potenza di uno dei più straordinari momenti dell’esperienza vissuta da Pietro, Giacomo e Giovanni con Gesù.
Quanto sarà stato intenso e mozzafiato quel volto trasformato dalla luce, dall’immenso, da Dio!

Quanto intenso e al contempo sconvolgente!
Stridono in un momento così il sonno dei discepoli eletti e l’oppressione del loro cuore rispetto a quanto stava accadendo intorno. Eppure Luca ce li ha raccontati, le comunità dei credenti hanno continuato a raccontarli facendone memoria insieme alla trasfigurazione di Gesù. E in questo racconto c’è qualcosa anche per noi.

Sì, Dio ha parlato, e la voce uscita dalla nube continua a essere per noi e per la nostra fede una conferma: Gesù è il figlio, è l’eletto, l’amato inviato per noi; e le sue parole sono acqua che disseta, pane che nutre, vita. Ma forse non basta, non per fare della nostra scelta credente un cammino.
Spesse volte pensiamo alla fede come a una partita da vincere: dobbiamo essere forti, capaci di una fede che smuove le montagne, di una preghiera che strappa miracoli a Dio, di una fiducia incrollabile anche mentre tutto frana.
Eppure lo scrittore biblico non nasconde le fragilità, non cancella i fallimenti, non nega la paura, il terrore, il disorientamento.
Luca lo racconta dei tre discepoli, così come Genesi lo fa per Abram.

La voce di Dio è stabile, è ricca di promesse, conferma, orienta, apre orizzonti inediti e insperati, sorprende. Ma la sua ricaduta nel nostro cuore, nella nostra vita di ogni giorno, spesso arriva come un terremoto: la sua carica di energia è tale da far saltare le nostre certezze, i traguardi raggiunti.
E poi i suoi tempi… Che dire dei tempi di Dio, così differenti dai nostri, così spesso incomprensibili?

Abram – ci dice lo scrittore biblico in Genesi – è raggiunto da una promessa carica di futuro, di benedizione. E la sua risposta è pronta, immediata, libera da “se” e da “ma”. Fa tutto, esattamente come gli è stato chiesto. Fa tutto e poi attende il compimento. Fa tutto e poi attende Dio.

Ecco, è il tempo dell’attesa il vero problema.

Per noi ormai così abituati a ricevere pacchi in tempo reale. Per noi ormai troppo certi di dover ricevere risposte ai nostri messaggi su WhatsApp prima ancora di averli inviati. Per noi il tempo dell’attesa, che per Dio potrebbe significare anni, diventa il tempo in cui la fede può vacillare e la speranza smarrirsi.

È lecito dubitare mentre l’unica voce di Dio che riusciamo a sentire è il silenzio?
È lecito fare i conti con lo stesso terrore e la stessa oscurità che assalirono Abramo quando non facciamo altro che continuare a scacciare uccelli rapaci che si abbattono sui progetti e sui sogni che Dio ci ha messo nel cuore?

Lo scrittore biblico non ha remore nel raccontare il terrore che ha attraversato il cuore di Abram, uomo simbolo di una fede granitica. L’evangelista non ha avuto remore nel raccontarci l’oppressione e la paura vissuta dai discepoli.

Quindi sì, è legittimo, è lecito, è possibile sentire la fede vacillare e la speranza smarrirsi. Ma cosa fare in quei momenti?
Tenere la porta aperta!

Dio arriva di notte, nel buio fitto, e conclude un’alleanza con Abram.
La voce di Dio sul monte arriva mentre Pietro, sconvolto, parla senza capire ciò che chiede.

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Dio entra in una storia che si è arresa alla sua assenza e dona il Figlio, e continua a donarlo.
Questa è la certezza che dobbiamo riconsegnare al nostro cuore, ogni giorno.

Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com

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