Il commento di don Claudio esplora i temi della Trasfigurazione di Gesù secondo Luca, sottolineando l’importanza della preghiera e dell’ascolto della voce divina.
Viene analizzata anche la promessa di Dio ad Abramo nell’Antico Testamento, evidenziando la fede come atto di giustizia e l’alleanza divina. Infine, la seconda lettura commenta come Gesù Cristo sia il compimento di tale promessa, offrendo ai credenti la speranza di una trasformazione celeste.
Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.
Nella settima Domenica del Tempo Ordinario il Vangelo di Luca ci propone il seguito del discorso programmatico. Domenica scorsa abbiamo letto l’inizio con le quattro Beatitudini e i quattro guai. In questa domenica ci è proposto il seguito con l’annuncio paradossale di Gesù: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male.Certamente, ecco la trascrizione del video “AscoltarTi è una festa – II Domenica di Quaresima – 16 Marzo 2025” con la punteggiatura e i paragrafi corretti, basata sul testo fornito:
La seconda domenica di Quaresima ogni anno ci propone il racconto della trasfigurazione di Gesù. Quest’anno leggiamo il testo secondo Luca che è molto simile a quello di Matteo e di Marco, solo qualche piccolo ritocco ha operato il terzo Evangelista. Uno in particolare è importante: aggiunge che Gesù salì sul monte a pregare e precisa: mentre pregava il suo volto cambiò d’aspetto. A Luca sta a cuore la preghiera dei discepoli e propone Gesù come modello di preghiera. Insegna che Gesù pregava, Gesù salì sul monte per un momento di preghiera con i discepoli e proprio durante la preghiera il suo volto cambiò.
La trasfigurazione è un momento di gloria in cui Gesù mostra il suo volto Divino ai discepoli impauriti dalla prospettiva della croce. Nel deserto delle tentazioni Gesù scelse lo stile del Cristo; sul monte della trasfigurazione i discepoli devono scegliere lo stile dei Cristiani, cioè di coloro che seguono il Cristo. Dopo l’inizio del ministero, Gesù dice chiaramente ai suoi discepoli che andrà a Gerusalemme dove lo uccideranno. Gesù è consapevole che il suo Ministero finirà male, culminerà con un disastro, ma è altrettanto convinto che quel disastro non sarà l’ultima parola, sarà la strada attraverso la morte, ci sarà l’autentica Vittoria. Il Cristo umiliato, offeso, scartato, gettato fuori sarà costituito signore dell’universo e proprio attraverso la morte che ci sarà la vita e la vittoria. E i discepoli non sono tanto disposti ad accogliere un discorso del genere, sono preoccupati, esitano e in quel momento di preghiera hanno una rivelazione dall’alto.
Come sulle acque del Giordano la voce del Padre si era fatta sentire per Gesù dicendogli: “Tu sei il mio figlio nel quale ho posto la mia compiacenza”, adesso sul monte la voce del Padre si fa sentire per i discepoli: “Lui è il mio figlio, l’amato, voi ascoltatelo”. È importante questa aggiunta, la frase è la stessa grosso modo, ma in più c’è l’imperativo: ascoltatelo. Questa volta Dio Padre si rivolge ai discepoli dicendo: fidatevi di Gesù, ha ragione lui, ascoltatelo, non vi sembra bello quello che vi propone, fidatevi, credetegli, ascoltatelo.
La prima lettura, sappiamo, in Quaresima ci propone le tappe principali della storia della salvezza nell’Antico Testamento. Ogni seconda domenica di Quaresima è protagonista Abramo. Negli anni passati abbiamo letto la sua vocazione, la richiesta dell’offerta del figlio Isacco. Quest’anno ci è proposto il racconto della alleanza; due testi diversi sono stati fusi in un unico brano. Nel primo passo Dio invita Abramo a uscire fuori: uscire fuori dalla tenda, uscire fuori dalla terra, uscire fuori dalla sua testa, dalla sua mentalità e contare le stelle. Siamo nella notte, Abramo è triste, non riesce a dormire, ha quel problema di non avere figli, lo desidera ardentemente e non vede soluzione. Il Signore gli fa una promessa: conta le stelle se puoi, tale sarà la tua discendenza. E Abramo si fida, credette a Dio e Dio glielo computò, glielo accreditò come giustizia, come un atto di giustizia: è la Fede, è la fiducia in Dio. Questa giustizia di cui parla il testo.
Abramo chiede poi un segno di stipulazione del contratto. Noi oggi parleremmo di un documento con la firma; nel mondo arcaico non si usava così, una specie di contratto dove Dio si prendeva l’impegno a favore del suo amico veniva celebrato con un rituale degli animali squartati. Vengono messi in posizione parallela, una metà di fronte all’altra e il contraente passa in mezzo a quegli animali squartati con una formula. Il Signore, come una fiaccola ardente, passa in mezzo agli animali dicendo: alla tua discendenza io do questa terra. È un giuramento solenne, una promessa, un impegno. Dio prende su di sé un impegno: manterrò la parola che ho dato. L’alleanza con Abramo ha proprio questa forza della promessa: Dio si impegna, dice e fa, promette e mantiene.
“Il Signore è mia luce e mia salvezza”, ripeteremo al Salmo 26. È una affermazione di Fede: Il Signore è la mia luce, Il Signore è la mia salvezza. Anche di fronte alle difficoltà, se attraverso situazioni difficili, se i nemici mi affrontano e mi aggrediscono, Io sono sicuro, il mio cuore ripete: “Cercate il volto del Signore, io cerco il tuo volto, mi fido di te e desidero fare la tua volontà”. Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Chi lo dice? Eh, sembra che lo dica Abramo, ma in realtà lo dico io che sto recitando il Salmo. Io sono come Abramo, cioè quello che è capitato a lui vale per me. Dio ha fatto una promessa a lui, l’ha fatta anche a me e io mi voglio fidare come si è fidato Abramo. Il Signore è una garanzia certa.
Nella seconda lettura l’apostolo fa Eco alla promessa di Dio ad Abramo e garantisce che Gesù è il compimento di questa promessa. Gesù lo aspettiamo come Salvatore perché la nostra cittadinanza adesso è nei cieli. Non è più la patria terrena, non aspettiamo una terra in questo mondo come eredità, ma quello che ci ha promesso è una Patria Celeste e l’eternità beata e la vita eterna con lui. Siamo sicuri che il Signore Gesù Cristo trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo Glorioso. Notate che ritornano le parole importanti del Vangelo: trasfigurare il corpo per conformarlo al suo; la radice è la forma, trasformare per conformare. Noi abbiamo bisogno di essere trasformati da Cristo, cioè diventare conformi a lui, avere la sua stessa forma, chiamiamolo stile. Lui ha scelto uno stile, noi dobbiamo cambiare mentalità e aderire al suo stile, lasciarci trasformare per essere conformi alla sua volontà, cioè fidarsi di lui. E il Signore continua ad accreditare questa Fede come la nostra giustizia. Questo è il cammino battesimale della Quaresima, ancorati e radicati nella fede di Gesù Cristo nostro salvatore che certamente compirà la promessa che ha fatto.
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AUTORE: don Claudio Doglio
FONTE: Messalino “Amen” e Canale YouTube Teleradiopace TV
