Gesù guarisce un cieco a Betsàida. È un miracolo che, a prima vista, sembra semplice. Ma la guarigione avviene in due fasi. Perché Gesù, che avrebbe potuto guarire all’istante, compie il miracolo in questo modo?
Forse questo episodio vuole provocare qualcosa in noi: riconoscere che anche la nostra guarigione spirituale non è istantanea, ma spesso è un processo graduale. Quante volte ci fermiamo alla visione “sfocata” della realtà? Il cieco, dopo il primo tocco di Gesù, dice: “Vedo gli uomini, poiché vedo come alberi che camminano”. Questa potrebbe essere un’immagine di noi stessi: vediamo qualcosa, ma non chiaramente. Ci accontentiamo di una fede superficiale, di una comprensione limitata, di un amore tiepido.
Gesù, però, non si ferma. Tocca di nuovo gli occhi del cieco, e finalmente questi vede chiaramente. È un invito diretto a noi: siamo davvero disposti a lasciarci toccare ancora? Oppure preferiamo restare in una “cecità parziale,” rifiutando di vedere quello che non ci piace?
Il miracolo ci insegna anche un’altra verità profonda: non possiamo guarire da soli. Gesù prende il cieco per mano e lo conduce fuori dal villaggio. È un gesto d’intimità, di vicinanza. Per essere guariti, dobbiamo lasciarci condurre, uscire dai nostri schemi, dalle abitudini che ci tengono prigionieri, e fidarci.
Questa Parola ci provoca: Siamo disposti a permettere a Gesù di toccare i punti oscuri della nostra vita, anche quelli che ci fanno paura o vergogna?
Lasciamo che Gesù ci guidi, che ci tocchi ancora, che apra i nostri occhi. La vera guarigione non è solo vedere, ma vedere con il cuore, riconoscendo che il Signore è con noi in ogni momento.
Signore Gesù, tu che hai aperto gli occhi del cieco, apri anche i miei occhi.
Aiutami a vedere chiaramente ciò che mi circonda, ma soprattutto a vedere Te, che sei la luce del mondo. Conducimi fuori dai miei limiti e guarisci le mie cecità interiori. Amen.
