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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 13 Febbraio 2025

Il Vangelo ci racconta dell’incontro tra Gesù e una donna siro-fenicia, che lo supplica di liberare sua figlia da uno spirito impuro. La donna, benché straniera, si avvicina con fiducia e insistenza, riconoscendo in Gesù l’unica speranza per sua figlia.

Questa scena ci parla della forza del male che può colpire in modo particolare i più giovani, spesso fragili e vulnerabili. Oggi, questo male può assumere molte forme: la pressione sociale, l’isolamento, le dipendenze, l’esposizione a contenuti nocivi, la perdita di valori fondamentali. Il male si accanisce sulle giovani generazioni tentando di spegnere la loro speranza e la loro gioia, lasciandoli in balia di un mondo che spesso li considera solo consumatori o numeri.

Il ruolo della donna siro-fenicia ci mostra cosa possiamo fare: intercedere. Lei non si arrende davanti al silenzio iniziale di Gesù e nemmeno di fronte alla sua risposta apparentemente dura. Con umiltà e determinazione, insiste per il bene di sua figlia. Questo ci insegna che la preghiera e l’intercessione per i giovani sono strumenti potentissimi.

Intercedere significa portare i loro dolori, le loro lotte e le loro ferite davanti a Gesù, chiedendo a Lui di liberarli dal male che li opprime. Significa anche avvicinarsi a loro con amore e comprensione, testimoniando la fede e offrendo un esempio di vita autentica, radicata in Cristo.

Gesù, alla fine, esaudisce la preghiera della donna, mostrando che il suo amore supera ogni barriera culturale, religiosa o geografica.
Non arrendiamoci mai davanti alle difficoltà: intercediamo con fede e perseveranza, certi che Gesù ascolta il grido del nostro cuore.

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