Marco racconta di una lunga controversia di Gesù con gli scribi e i farisei sulla interpretazione della Legge di Mosè. Per il popolo ebraico la Legge non era prima di tutto un codice morale e una costituzione politica, ma la celebrazione della Alleanza e quindi la assicurazione della presenza di Dio in mezzo ai suoi. Osservare la Legge era quindi un fatto immediatamente religioso, carico di significati. I rabbini insegnavano che occorreva rispettare tutti i precetti, nessuno escluso, per essere veramente sicuri della presenza di Dio. Per questo gli scribi e i farisei sono scandalizzati dalla predicazione di Gesù.
Gesù rovescia infatti la prospettiva. Afferma in modo inaudito che tutta la Legge si riassume nel comandamento della misericordia. Per questo non ha senso, come facevano i farisei, chiedersi quali precetti fossero i più importanti. E dice una cosa mai detta prima, che l’amore per Dio e l’amore per l’uomo sono sullo stesso piano, realizzano e riassumono tutta la Legge. Non si può mancare di misericordia (“non fare nulla per il padre o la madre”) usando la Legge come giustificazione. Di fronte a questa rivelazione crolla tutta la costruzione legalistica.
Nella storia della Chiesa la tensione tra legge e misericordia tornerà più volte. Ogni volta che la legge prenderà il sopravvento lo Spirito Santo si dovrà incaricare di riportare le cose nel verso giusto.
Per riflettere
Gesù sembra dire che ogni norma nella comunità ecclesiale deve essere espressione della misericordia. È così?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
