Un uomo viveva tra le tombe, isolato da tutti, tormentato da uno spirito cattivo. Nessuno riusciva ad aiutarlo: era legato con catene, ma lui le spezzava e si feriva con le pietre. È un’immagine forte, quasi spaventosa, ma ci dice qualcosa di vero: quando il male prende spazio nella nostra vita, ci porta a farci del male da soli.
La cattiveria, l’egoismo, l’odio o anche la rabbia che lasciamo crescere dentro di noi ci fanno vivere come “tra le tombe”: isolati, tristi e senza speranza. A volte non ce ne accorgiamo, ma ci stiamo autodistruggendo. Ci allontaniamo dagli altri, ci facciamo del male con le nostre scelte sbagliate e restiamo intrappolati in questo ciclo.
Ma ecco che arriva Gesù. Gesù vede quell’uomo tormentato e non lo evita, non ha paura. Gli si avvicina e lo guarisce, liberandolo da tutto quel male. L’uomo che prima vagava come un disperato, alla fine del racconto, è seduto, vestito e lucido di mente accanto a Gesù. La sua vita è tornata a fiorire.
Questa è la buona notizia per noi: Gesù è capace di liberarci dal male che ci autodistrugge. A volte le nostre “catene” sono cose piccole ma potenti: invidie, rancori, cattive abitudini che ci allontanano da Dio e dagli altri. Però, se permettiamo a Gesù di entrare nella nostra vita, tutto cambia. Ci dona pace, ci rimette in piedi, e fa sì che la nostra vita torni a portare frutto.
Chiediamo a Gesù di liberarci da ciò che ci distrugge dentro. Basta anche solo una preghiera semplice e sincera: “Gesù, aiutami a lasciare andare il male e fammi vivere la vita che hai pensato per me.”
Gesù è pronto a farci rinascere, a riportarci alla luce. Sta a noi di fidarci di Lui.
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