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don Gio Bianco – Commento al Vangelo del 2 Febbraio 2025

I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

Trascrizione, non rivista, del video.

Secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portano il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore. Era una prescrizione della legge, quando non c’era troppa distinzione tra leggi umane e leggi religiose.

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Maria e Giuseppe offrono a Iavè quanto hanno di più prezioso: il loro figlio. Un richiamo ad Abramo bisogna farlo, perché anche a lui era stato chiesto di presentare a Dio il figlio Isacco, addirittura di offrirlo in sacrificio. E quel figlio era ciò che di più prezioso Abramo aveva: gli era stato dato in dono secondo una promessa di Iavè e gli garantiva la discendenza, altra promessa di Iavè.

Ma offrendolo in sacrificio, veniva a mancare la discendenza e quindi la parola data ad Abramo da Dio stesso. Abramo scommette sull’obbedienza alla parola di Dio, si fida.

È, per così dire, più comprensibile l’offerta di Gesù al tempio da parte di Maria e Giuseppe, perché non viene chiesta la vita del figlio in sacrificio. Si tratta di compiere un gesto che indica che il figlio è dato in custodia ai genitori, ma appartiene a Dio.

Un po’ come quando celebriamo il battesimo: mettiamo il bambino sotto lo sguardo di Dio, riconosciamo che appartiene a lui, vogliamo che diventi di Cristo, cristiano. E non è poca cosa.

Riflettiamo, dunque, sulla nostra capacità di offrire a Dio le cose che abbiamo care. Chiediamoci quanto siamo capaci di portare a lui i nostri pensieri, le nostre azioni, le nostre scelte e decisioni. La fede deve toccare il nostro quotidiano e, dunque, dobbiamo ogni giorno portare a Dio quello che ci accade.

La sera impariamo a leggere o rileggere la nostra giornata davanti a Dio e presentare a lui tutta la ricchezza di doni che abbiamo vissuto, anche le preoccupazioni e i peccati quotidiani.

Consegnare a Dio il nostro vissuto significa accettare la condizione di servi, in senso corretto, che non è quello del servo inteso come schiavo, ma sapere di compiere un servizio all’amore e renderne conto all’amore. Così, ogni giorno, il cuore si accorge di quanto ama o può amare e degli sbagli che si possono correggere.

Consegnare significa non trattenere per sé, significa che le piccole cose della nostra vita non trovano un posto migliore che nel cuore di Dio, perché lì possono maturare nella giustizia e nella pace.

Dio vi benedica.