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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 23 Gennaio 2025

Attenendosi ad uno stile sobrio, il Vangelo di Marco nei primi capitoli ci dice molto dell’azione risanatrice e salvifica di Gesù. Egli è primariamente Maestro, un Maestro che “con autorità e non come gli scribi” annuncia l’avvento del regno di Dio agli uomini.

Se questo è certo, è però altrettanto vero che le molte guarigioni, le vittorie sul demonio o la moltiplicazione dei pani (per non dire delle resurrezioni dai morti) dovettero avere un eco almeno inizialmente più forte rispetto al pur mirabile annuncio. Marco specifica con precisione che le genti di Giudea, Idumea e di altre terre ancora venivano da Lui perché avevano sentito parlare di quanto stava facendo.

L’uomo ha assolutamente bisogno di soddisfare la sua sete di conoscenza e di verità. Ma è indubbio che il passa parola delle idee, soprattutto fra la gente semplice, è molto più complicato della trasmissione di una concreta esperienza diretta. E Gesù in qualche modo si adegua. Del resto, il Dio che si incarna nella Storia di doversi adeguare all’uomo lo aveva evidentemente previsto.

Se dunque Gesù si adegua, non dovremmo forse adeguarci anche noi quando interagiamo con i fratelli, soprattutto quelli più fragili e indifesi, economicamente, culturalmente o anche spiritualmente? Non le nostre chiacchiere si aspettano, bensì un’azione concreta.

Per riflettere

Sono consapevole che la preparazione nelle “cose della fede” è importante, ma ciò che può attirare gli altri a Dio sono la mansuetudine e la carità.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi