Lettura del Vangelo e commento del testo che la liturgia propone per l’8 gennaio 2025.
Trascrizione automatica (non rivista) generata da Youtube e “corretta” tramite IA.
Buon mercoledì a tutti!
Continuiamo nella lettura di quei testi che la liturgia ci propone tra la solennità dell’Epifania e il Battesimo del Signore. Sono testi che ci aiutano ad approfondire l’idea del Signore che si manifesta, che si fa conoscere dal popolo e dalle genti.
Oggi ascolteremo la moltiplicazione dei pani. Il Signore si manifesta come colui che prende in carico e sazia la fame che c’è nel cuore di ogni uomo. Mettiamoci in ascolto del Vangelo.
Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo:
“Il luogo è deserto ed è ormai tardi. Concedi loro di andarsene, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare.”
Ma egli rispose loro:
“Voi stessi date loro da mangiare.”
Gli dissero:
“Dobbiamo andare a comprare 200 denari di pane e dare loro da mangiare?”
Ma egli disse loro:
“Quanti pani avete? Andate a vedere.”
Si informarono e dissero:
“Cinque e due pesci.”
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E ordinò loro di farli sedere tutti a gruppi sull’erba verde. Si sedettero a gruppi di cento e di cinquanta.
Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro. Divise i due pesci fra tutti.
Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
Siamo nel capitolo 6 del Vangelo di Marco, una sezione che gli studiosi chiamano “la sezione del pane”, perché è racchiusa tra due racconti della moltiplicazione dei pani.
Diciamo una cosa importante: il miracolo della moltiplicazione dei pani è l’episodio più raccontato nei Vangeli. Abbiamo ben sei narrazioni: l’evangelista Marco ce lo racconta due volte, così come l’evangelista Matteo, mentre Luca e Giovanni lo raccontano una sola volta. Gli studiosi pensano che questi doppioni siano due versioni dello stesso episodio anche nei Vangeli di Marco e di Matteo, in particolare.
Di solito, Marco e Matteo hanno un racconto che sembra più indirizzato agli Ebrei e un altro che sembra più indirizzato ai pagani, in base ad alcuni indizi interni al testo che adesso non sto a dirvi perché non abbiamo tempo di approfondire questa questione.
Però è interessante: il Signore si manifesta come colui che dà il pane a tutti, tanto agli Ebrei quanto ai pagani. Dio si manifesta come colui che è in grado di saziare la fame che sta nel cuore di tutti gli uomini, di tutte le persone.
La fame non è una cosa banale, né una cosa strana. Non è un caso che proprio questo episodio, che ha a che fare con la fame e con il pane, sia raccontato per ben sei volte nella Bibbia. Certamente, rileggendo questo episodio della vita di Gesù alla luce dell’Eucaristia, lo vediamo come una prefigurazione dell’Eucaristia.
Però, la fame non è una dinamica casuale del nostro essere umani. In ebraico, anima si dice “nefesh”. E cos’è la nefesh? È l’anima, ma è anche la fame. È anche il bisogno dell’uomo. È interessante, no? Nella mentalità ebraica, l’uomo è fame, è desiderio. Se ci pensiamo, i desideri sono davvero il motore della nostra vita. Tutto quello che noi facciamo, lo facciamo perché abbiamo fame di qualcosa.
L’uomo non è autosufficiente. Noi viviamo di desideri, abbiamo bisogno di altro da noi. La fame, simbolicamente, è ciò che ci butta fuori da noi. Tu non puoi vivere in modo totalmente autosufficiente: senza cibo, non vivi. Senza mettere nel tuo corpo qualcosa che viene da fuori di te, tu non puoi vivere. Tu desideri qualcosa di cui non disponi.
Pensate alla fatica che facciamo per guadagnare il pane quotidiano: abbiamo bisogno di qualcosa che non è nostro, che dobbiamo conquistare. Questa idea della fame è davvero un modo di esprimere l’essere umano. Noi siamo animati da desideri, viviamo di cose che non abbiamo in noi. Dobbiamo andare verso ciò che ci serve per vivere: verso gli affetti, verso una realizzazione professionale, verso beni che ci servono per stare al mondo.
Abbiamo bisogno di altro da noi perché intuiamo che, in quell’altro, si trova la nostra felicità. Abbiamo fame di felicità. Non siamo automaticamente felici, ma vogliamo esserlo. Nasciamo con il compito di diventare felici, affamati del desiderio di felicità. Però non è detto che lo saremo, perché non dipende esclusivamente da noi.
La nostra fame è una scommessa. Non è detto che troviamo ciò che la sazi. Ecco allora che il testo di oggi diventa estremamente interessante. Gli apostoli sono molto sinceri:
“Signore, il luogo è deserto, lasciali andare. Hanno fame, ma cosa vuoi farci?”
Gesù risponde:
“Voi stessi date loro da mangiare.”
Questo gesto di Gesù ci mostra che, con lui, tutto ciò che abbiamo, anche se sembra poco, può bastare per saziare una fame infinita. La promessa del Signore è che tutti possono essere saziati, perché nella sua persona c’è tutto ciò che serve per rispondere al nostro desiderio di pienezza.
Chiediamo allora al Signore che oggi, per ciascuno di noi, sia possibile fare questa esperienza di sazietà. Grazie di aver condiviso con me questo momento di ascolto del Vangelo.
Il Signore benedica davvero la vostra giornata. Sia una giornata piena, saziata dalla presenza del Signore.
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