- Pubblicità -

Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 5 Gennaio 2025

Il Signore Gesù ha reso familiare all’uomo ciò che l’uomo da solo non può arrivare a comprendere. La meraviglia della fede nel Dio che ci ha rivelato Gesù è che l’essenza di questo Dio è l’amore, è che per lui siamo figli e dunque che lo possiamo chiamare “padre”, addirittura “papà” o “babbo”, senza per questo mancare del rispetto dovuto; è che abbiamo a disposizione la Chiesa, che fa da mediatrice fra noi e l’Eterno; è che abbiamo la Comunione dei Santi, questa formidabile e provvidenziale catena di solidarietà che ci unisce in cordata nel nostro pellegrinaggio verso il Cielo.

La riflessione religiosa dell’uomo, alla ricerca di un senso del suo stesso esistere, non poteva proprio svelare, e neppure inventarsi nulla di ciò. Dio, quando percepito come entità personale, doveva essere prima di tutto, se non esclusivamente, oggetto di timore, paura e riverenza.

Con tutto questo po’ po’ di “strumenti” di salvezza a portata di mano, che Gesù ci ha largamente donato, a volte possiamo però perdere di vista con chi abbiamo davvero a che fare… A tale riguardo, il vangelo di oggi rimette decisamente le cose a posto.

E se proviamo un senso di vertigini quando sentiamo proclamare “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”, con quel che segue, beh, sono sane vertigini! Di fronte all’infinita sapienza e potenza di Dio l’atteggiamento giusto ce lo insegnano le stelle che più intensamente brillano di gioia alla voce del loro creatore; non sottomissione timorosa, bensì stupefatta ammirazione, lode, fiducioso affidamento, ringraziamento. Ci possiamo pure rilassare, perché il manovratore sa il fatto suo.

Per riflettere

Ci capita mai di pensare alla grandiosità dell’universo creato e in qualche modo di riflettere sulla profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio? (cfr. Rm 11, 33)

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi