Se è vero che Dio può suscitare figli ad Abramo anche dalle pietre (Mt 3, 9), è altrettanto vero che la fede degli uomini nel Figlio di Dio nasce e cresce attraverso una lunga catena di testimonianze.
E se è vero che il testimone decisivo è lo Spirito di verità che procede dal Padre (Gv 15, 26), perché nessuno può dire «Gesù è il Signore» se non sotto l’azione dello Spirito Santo (1 Cor 12, 3), è però ancora vero che un ruolo cruciale Dio lo affida alle testimonianze umane. Dio conosce la nostra debolezza e non smette di inviarci testimoni credibili, tanto più credibili quanto più ci appare chiaro che tramite loro parla e agisce lo Spirito.
Martedì abbiamo ascoltato la testimonianza dei pastori. Oggi ascoltiamo il Battista che ci indica il Salvatore, colui che solo è in grado di purificarci dai peccati. A differenza dei pastori, Giovanni era rispettato per l’integrità di vita, per l’altezza dell’asticella morale, per l’assenza di ogni rispetto umano che potesse mettere in discussione o rendere meno limpido l’annuncio della Verità. Ed era anche umile, tanto umile da definirsi semplicemente “voce”, quindi strumento, che si usa quando serve e poi si mette da parte.
Per noi il Battista non è solo voce. È con la sua azione che Giovanni ci testimonia primariamente la sua adesione alla Verità. Sappiamo come andrà a finire. Proprio l’assenza di rispetto umano lo porterà a farsi nemici insipienti ma ai quali le vicende umane hanno messo in mano il potere di giocare con la vita degli altri. La sua morte, umanamente atroce, aumenta a dismisura la sua credibilità di testimone del Verbo. E questo proprio su un terreno squisitamente umano, perché a chi paga di persona è sempre concessa grande credibilità.
Per riflettere
Quanto sono disposto a mettere in gioco la mia reputazione se la posta in gioco è la testimonianza della verità?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
