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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 26 Dicembre 2024

Con un tempismo perlomeno discutibile, la Chiesa ci fa celebrare, all’indomani del Natale, la memoria del primo discepolo ucciso: Stefano di Gerusalemme. Per ricordarci che credere non è un affare da bambini.

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Strano giorno in cui ricordare un martire! Non disturba la nostra quieta visione del Natale, la nostra placida digestione questa festa? Non contraddice le belle emozioni che abbiamo provato durante la notte santa mentre ascoltavamo i canti tradizionali?

Sì, certo, e tanto. E meno male. Amo la Chiesa. Tanto. Perché tira diritto per la propria strada, perché tiene lo sguardo fisso sul proprio Signore, e quando non lo fa combina un sacco di pasticci. Mi piace il fatto che ci mandi di traverso il panettone allo zabaglione. Che ci renda indigesto il Natale.

Mi piace che ci richiami alla verità delle cose, che ci ammonisca a non lasciarci prendere dalle sdolcinature natalizie che provocano un innalzamento della glicemia spirituale. Stefano muore. Perché ha seguito Gesù. Che muore. Stefano muore per non piegarsi alla logica del mondo, perché si rifiuta di rinnegare il proprio Signore.

Stefano muore come è morto Gesù, muore dopo avere argomentato la sua fede e la sua fedeltà alla fede dei Padri. Muore senza rabbia, ma senza cedere alla follia degli omicidi colmi di rabbia.

Ed ecco il parallelismo: Gesù nasce, Dio diventa uomo a Betlemme, ma l’uomo non lo accoglie. La luce viene nelle tenebre ma le tenebre sono insofferenti alla luce, perché mette in risalto le ombre. In una giornata nuvolosa nessuno vede le ombre. Abbiamo bisogno del sole per vedere le nostre ombre.

Ora: va bene emozionarsi davanti al bambinello e ai canti natalizi così intensi. Ma poi, per favore, ricordiamoci bene che quel bambino è il segno di contraddizione.

Il martirio di Stefano ci ricorda che è pieno di sangue il Natale che abbiamo riempito di zucchero. Che Natale è chiederci se davvero lo vogliamo un Dio che diventa uomo, che si fa prossimo, che ci invita a cambiare modo di vivere e di pensare.

A noi la scelta. Stefano ha fatto la sua.

FONTE: Amen – La Parola che salvaIl blog di Paolo

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