Dal nord, dalla Galilea verde e pianeggiante, Maria si reca a sud, tra le “montagne” della Giudea. La tradizione vuole che il villaggio dove è avvento questo incontro di donne, sia vicinissimo a Gerusalemme e tuttavia distante dal tempio.
In questo spazio di vita, prima che altri sappiano, Elisabetta e Maria sono al cuore del mistero; loro sole sanno, capiscono, credono, esultano. È bello pensare che questo incontro sia una danza, un movimento che dai corpi della madri si trasmette a quello dei figli e arriva fino a noi.
Il tempo del compimento delle promesse profetiche si compie qui, in queste due donne e nei loro figli; si compie nella gioia, perché è un annuncio di gioia. Si compie nei semplici e nei piccoli, secondo la logica del mondo, perché quello che viene è un Dio piccolo, bambino. Solo i piccoli sanno riconoscerlo e fare festa per lui, con lui, con queste due donne.
La fede è il cuore di questa esperienza. Ascoltando le parole di Elisabetta a Maria ci è svelata la sua fede. È lei la prima che riconosce, infatti, il “suo Signore” nel bambino che cresce nel grembo di Maria. È la prima che riconosce Maria come la “Madre del Signore” quando ancora nessuno sa e vede ciò che accade in lei.
Chiediamoci cosa vede Elisabetta? Vede una giovane donna che non sarebbe andata fino in Giudea se Dio non l’avesse visitata. Lei capisce che è madre dopo aver sperimentato l’umiliazione della sterilità, ma Maria è madre in modo diverso, per la forza dello Spirito che ora ricolma anche lei. Ed è lo Spirito l’alito di vita e la forza per proclamare il vangelo, la buona notizia, come avviene per e nell’anziana Elisabetta.
Per riflettere
Cosa dice a noi questo racconto proprio del vangelo di Luca? Cerchiamo di ascoltare la Parola di Dio, oltre gli schemi ai quali siamo abituati dopo tanti secoli di fede, di cultura, di arte…? Come agisce in noi lo Spirito santo? Riusciamo a vedere la sua azione nel mondo di oggi anche nei luoghi più insoliti?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
