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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 11 Dicembre 2024

Gesù invita coloro che sono stanchi e oppressi a trovare ristoro presso di lui, ma il ristoro che propone è molto particolare: è un giogo, ossia il finimento che si mette alle bestie da soma per attaccare loro un carico e farle lavorare. Non esattamente la cosa che si desidera quando ci si sente “stanchi e oppressi”. Come spesso accade Gesù adotta un modo di parlare paradossale. Anche perché subito dopo definisce il suo giogo “dolce e leggero”. Come stanno insieme queste cose?

Credo che di gioghi ne esistano di due tipi: quelli che si vedono e quelli che non si vedono. A volte facciamo un sacco di fatica e non ci rendiamo neanche conto di che cosa ne venga fuori di buono.

Quando la nostra risposta alla stanchezza e oppressione che sentiamo consiste nello sbraitare, nel cercare un colpevole, nello scaricare sugli altri in ogni modo le nostre frustrazioni forse ci sembra di liberarci da un giogo, ma non ci rendiamo conto di starne prendendo uno ancora più grande. Rischiamo di trovarci incatenati in relazioni di inimicizia, con l’ansia perenne che qualcuno stia cercando di fregarci, con la necessità di dover sempre dimostrare agli altri di essere perfetti, di essere sempre un passo avanti. Un giogo forse meno visibile, ma certamente non dolce né leggero.

Gesù ci propone invece la mitezza e l’umiltà del cuore. Vuol dire fare un passo indietro, vuol dire imparare a tenere a bada i propri istinti di vendetta e di trionfo sugli altri, vuol dire accettare di darla vinta a chi ci sembra nostro nemico. Ma vuol dire anche iniziare a mettere dei mattoncini per il regno di Dio, vuol dire creare relazioni più sane con gli altri, in cui ci si possa sentire accettati anche nella fatica e nell’imperfezione.

Per riflettere

Il regno di Dio è un investimento a lungo termine. La nostra umiltà non cambierà il mondo oggi e neanche domani. Ma la mettiamo nelle mani del Signore ed aspettiamo che sia lui a fare il miracolo della moltiplicazione dei pani, dei pesci e anche della nostra buona volontà.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi