Ottenere l’amicizia di Dio
Commento al vangelo Don Gabriele Nanni.
Trascrizione, non rivista, del video Youtube.
Sia lodato Gesù Cristo.
Un saluto carissimo a voi che ascoltate. Ci troviamo di fronte al ben noto e conosciuto miracolo del paralitico che viene calato con tutto il suo lettuccio dal tetto, perché la folla era talmente tanta da non permettere di passare. Lo calano davanti a Gesù, ed Egli, vedendo la loro fede, dice: “Coraggio, figlio, i tuoi peccati ti sono perdonati.”
Qui poi sappiamo dello scandalo, della mormorazione nel cuore, e Gesù legge nel cuore dei farisei, dei suoi avversari. Dice: “È più facile dire: ‘Ti sono perdonati i peccati’ o dire: ‘Alzati e cammina’? Che è più facile: fare un miracolo o dire: ‘Ti sono perdonati i peccati’?
Perché solamente Dio può perdonare i peccati – dicono costoro – ed è vero. Quindi è un atto di presunzione? Il peccato è sempre contro Dio; è qualcosa che lede la sua maestà, la sua giustizia, l’ordine delle cose, oltre al danno che si crea a se stessi e agli altri. Chi dunque può rimettere a posto le cose, può perdonare o può condannare? Solamente Dio.
Gesù dunque vuole dimostrare, nei fatti, di essere Dio. Cioè compie un miracolo e visibilmente mostra quello che fa in modo invisibile: il perdono del peccato. Infatti, il miracolo è visibile, ma Gesù vede l’invisibile. Vedendo la loro fede – la fede si può rivelare con un atto, come scoperchiare il tetto e calare giù il paralitico – comprende anche la fede del paralitico. Infatti dice: “Ti sono perdonati i tuoi peccati.”
Non è che per la fede di terzi venga perdonato il peccato di chi non ha fede. Dunque, Gesù vede quello che gli altri non vedono. Gesù vede l’invisibile dello spirito, che ai nostri occhi è nascosto, ma ai suoi occhi, agli occhi di Dio, degli angeli e di chi vive nella dimensione divina, è evidente. Vede ciò che è dentro il cuore dell’uomo.
Gesù vede la fede di quest’uomo, la fede di chi lo porta, vede una fede condivisa. Per questo compie prima il miracolo della guarigione di una materia a noi invisibile, ma a Lui visibilissima: il guasto dell’anima di quell’uomo, che è paragonabile al guasto nel corpo.
Anche se in questo caso non sappiamo se malattia e peccato fossero collegati, in altre occasioni Gesù lo dice, come al cieco guarito: “Non peccare più, perché non ti accada di peggio.” Sappiamo però che Gesù compie una restaurazione dell’anima, che a noi è invisibile ma a Lui visibilissima.
Quello che compie nel corpo rappresenta non solo il potere di Dio, ma anche la qualità dell’azione che Egli compie: una guarigione del corpo che corrisponde a una guarigione dell’anima.
Nel cuore di chi portava questo paralitico e probabilmente anche nel paralitico stesso c’era l’intenzione di mettersi al cospetto di Gesù, confidando nella sua misericordia, in toto: non solo il mio corpo, ma la mia anima deve essere salvata. O meglio: l’anima salvata, e che perisca il corpo piuttosto che il contrario.
Quindi, quando questi si presentano a Gesù, hanno la speranza di trovarsi di fronte al Dio che può guarire tutto. E noi sappiamo come sia molto facile, quando si è superficiali, cercare qualcuno che ci guarisca o ci tolga un problema, senza volere che la nostra dimensione interiore venga vista, toccata o considerata.
“È la mia vita privata. Se puoi fare qualcosa per risolvere il mio problema, fallo.” Questo atteggiamento si può avere verso il mago, il cartomante, il fattucchiere o anche il santo che fa miracoli.
Ma chi ha una sofferenza interiore forte, chi ha una spiritualità profonda, chi non sopporta più di essere nel peccato, chi non osa nemmeno presentarsi davanti a Dio ma sente questo peso come insopportabile, allora va quasi strisciando per terra chiedendo questo miracolo al Signore.
Perché sa che, più della salute del corpo, la cosa che dà pace interiore è la certezza di essere accettati da Dio, di essere in uno stato di amicizia con Lui. Non importa ciò che accade nella vita materiale; chi ha questa grazia, questa fede, sa che Dio è per lui e lui conta per Dio.
Chi è onesto fino in fondo non chiederebbe solamente la guarigione del corpo, sapendo che si sta avvicinando alla potenza di Dio. Perché l’anima trema. C’è quel sacro timore della vicinanza del Divino.
Chi ha la coscienza a posto o desidera fortemente esserlo, sa confidare, sa mettersi in ginocchio e dire: “Sono nulla, sono un paralitico nell’anima. Signore, tu puoi guarirmi.”
Questa è la fiducia che Gesù ci dona nel confessionale: “Andate e perdonate i peccati. A chi li rimetterete saranno rimessi; a chi non li rimetterete, non verranno rimessi.”
Che vuol dire? La certezza del perdono l’avrete per mia volontà, per mezzo di uomini che io ho abilitato. Non qualcosa che è nella loro opinione o nel loro potere, ma il mio potere, perché io sono Dio. Solo Dio può perdonare i peccati.
Lo faccio attraverso di loro perché abbiate la certezza del perdono e la serenità che ne consegue: quel sonno del giusto in una vita che può essere povera, misera, travagliata, ma con tanta pace nel cuore. Perché Dio è con me e io sono nella sua amicizia.
Dio vi benedica.
Fonte: YOUTUBE | SPREAKER
