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Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 9 Dicembre 2024

Contempliamo la scena: i personaggi, i luoghi, i tempi, le azioni, le emozioni. Fra i personaggi attira certamente la nostra attenzione l’uomo paralizzato. Potremmo identificarci con lui: un uomo bloccato, rassegnato al fatto che nella sua vita sulla Terra le cose non potranno mai cambiare in meglio. Probabilmente è arrabbiato per la sua situazione, svantaggiata rispetto ad altri; è possibile che ce l’abbia anche con Dio, perché l’unica cosa che crede di poter fare è sopravvivere e non ne capisce il motivo.

Può capitare anche a noi di identificarci con la nostra situazione di difficoltà – per esempio perché affetti da una patologia o da una situazione di fatica o di svantaggio di qualche tipo – e ci sentiamo bloccati, abbiamo paura di sbagliare e di “essere sbagliati”. Questa dinamica è spesso legata a una sorta di paralisi interiore, di carattere spirituale, che riguarda il non vedere via d’uscita, il non scorgere il senso della propria esistenza e sentirsi soli, chiudendosi in sé stessi e attendendo o, addirittura, sperando la morte.

Avvicinandoci alla celebrazione del Natale, possiamo allenarci ad aprire il nostro cuore per permettere al Signore di entrare nella nostra vita e di liberarci dalle paralisi interiori, derivanti dalla schiavitù del peccato e della nostra debolezza. La guarigione, infatti, è il frutto della liberazione dal peccato.

Per essere liberati possiamo lasciarci condurre dalle persone che ci sono accanto e superare il muro delle folle che non ci permette di raggiungere Gesù. La guarigione del paralitico pare avvenga non tanto per la fede dello stesso, ma per quella dei suoi amici. Così, come il paralitico, potremo vivere la nostra vita glorificando Dio, perché lo avremo incontrato e conosciuto veramente, ma, anche, avremo visto la verità di noi stessi, creature amate da Dio e, quindi, amabili e a nostra volta capaci di amare.

Il paralitico è liberato dalla sua infermità, ma porta con sé il proprio lettuccio: così anche noi possiamo trovare una via di guarigione dalle nostre infermità imparando a portarcele con noi, perché parte di noi, ma consapevoli che queste non ci possono impedire di sentirci amati da Dio, in particolare per mezzo dei fratelli e delle sorelle che ci sono accanto.

Marco Ruggiero

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato