Evoluzione o involuzione interiore
Commento biblico di don Cristiano Marcucci
Trascrizione (non rivista) generata da YouTube e arrangiata tramite IA.
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Inizio questa riflessione, questa registrazione, sorseggiando uno dei miei tè preferiti. La tazza e soprattutto il contenuto provengono dalla Tunisia, in uno dei miei mille viaggi in giro per il mondo alla scoperta di me. Riproporrò, a Dio piacendo, l’anno prossimo il viaggio nel deserto dopo l’estate. Perché sorseggiando un tè? Perché, come dice Tik Natan, quando sorseggi il tè può accadere l’amore. L’amore in tutte le sue forme si manifesta come quando sorseggi un tè. E quando io do degli input spirituali, dei piccoli insegnamenti, mi piacerebbe arrivare ad un rapporto con voi, ma in generale con la vita, come quando si sorseggia un tè con degli amici: con naturalezza, con, direi, libertà e delicatezza.
Inizieremo alcuni insegnamenti in questo tempo, non so, penso almeno dicembre, gennaio, forse prima, dei visi capitali sul tema dell’enneagramma, o meglio grazie all’enpa, potenza spirituale della quarta via e dei Sufi. Focalizzeremo degli argomenti capitali che ci aiuteranno un po’, come sempre, ad esplorare, a conoscerci.
Inizio con il simbolo del cerchio. Qui c’è il mio libro, ma è un classico. La figura, il contorno dell’enneagramma è il cerchio, il primo simbolo prima di ogni altro passo. Diciamo che nel linguaggio sacro le figure geometriche, come i numeri, decodificano, svelano leggi universali, cioè spirituali, pertanto hanno una valenza simbolica importante. E quindi intanto posso provarmi a chiedere: in quale figura geometrica mi potrei rappresentare? Mi sento un rombo, appunto un cerchio, un quadrato, un rettangolo, una spirale, un ottagono, ma anche una stella, un trifoglio… Non so, prova a chiedertelo. Immaginati dentro nella forma di una figura geometrica.
Quindi nella geometria sacra il cerchio è una figura centrale, direi primordiale. Non a caso, ripeto, la figura sfondo, la cornice del simbolo dell’enneagramma. Il cerchio non presenta né inizio né fine, non presenta spigoli, per questo simboleggia la continuità, l’eternità, l’infinito. Indica il principio, il centro, la perfezione. Possiamo dire che il cerchio, a differenza del quadrato che rappresenta l’umano, fa riferimento alla simbologia del Divino, del cielo, dell’anima, dell’illimitato e quindi di Dio.
Il sufismo direbbe: “Dio è tutto ciò che esiste e tutto ciò che esiste è Dio”, cioè tutto è uno. Essendo sprovvisto, diciamo, di angoli e di spigoli, simboleggia anche l’armonia, la perfezione, l’unione, la compiutezza, l’omogeneità, l’assenza di distinzione, frammentazione. Il quadrato, lo capite, trasmette stabilità, il cerchio… Quindi è un simbolo molto potente, comunica molto bene il fluire, lo scorrere del tempo, il dinamismo, il movimento, possiamo dire il fluire del tempo e della vita.
Per spesso i percorsi spirituali, i rituali, gli atti di devozione, le cerimonie, le meditazioni, diciamo le pratiche spirituali, avvengono in cerchio. Io passo la vita a stare nei cerchi, anche quando siamo tra amici è fondamentale, lo capite. Una cosa è stare in un tavolo rettangolare, una cosa è avere un gruppo in forma cattedratica, capite? L’energia, come il cerchio, è un’altra energia. Tutto fluisce, non c’è chi è prima e chi è dopo, non c’è chi è davanti e chi è dietro. Diciamo che esprime una legge fondante del Cosmo, e su questo focalizzo l’attenzione, quello della ciclicità. Pensate alle stagioni, alle giornate, ma alla rotazione della Terra su se stessa e della Terra intorno al sole, cioè la natura fa tutto in modo circolare. La vita dell’universo è un cerchio, e così è la vita interiore. Ormai lo sappiamo benissimo, lo sappiamo non solo con la testa, spero. Lo cominciate a cogliere. Le leggi dell’universo decodificano il nostro mondo interiore. Ecco perché è simbolo il cerchio di evoluzione o di stasi, ed ecco perché è una figura centrale nelle rappresentazioni sacre. Pensate alle figure delle chiese o dei templi in generale, pensate all’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, o l’altra magnifica immagine di Ildegarda di Bingen, forse meno conosciuta, custodita nella biblioteca Municipale di Lucca, se non ricordo male. Dovremmo fare un pellegrinaggio, questa immagine! L’uomo come microcosmo, provate a vedere su Padre Google. Oppure il mandala, altra importante figura sacra della tradizione, diciamo, orientale, indiana e buddista, ormai utilizzata moltissimo anche in Occidente. È la rappresentazione del macro e del microcosmo. Letteralmente mandala vuol dire cerchio. Rappresenta quindi il cammino verso me stesso, verso il divino che mi abita.
Potremmo dire che il cerchio è il viaggio alla scoperta di me, della mia parte sacra, della mia essenza. Per questo, appunto, non solo è simbolo dell’assoluto, ma anche della creazione, diciamo, divina, della conoscenza di me stessa, di me stesso, scusate. Per Jung e, diciamo, il pensiero psicologico moderno evoluto, la psicologia spirituale, il cerchio rappresenta il Sé superiore e la totalità della psiche. E nel buddismo, nell’induismo, lo sappiamo, è la ruota della vita nel mondo fenomenico, è l’illuminazione, la perfezione umana. Ma anche per gli indiani d’America il cerchio è il simbolo del cielo, del sole, ma anche del potere della terra. Pensate un po’ ai nostri satelliti, al sole… Tutto è un cerchio, incredibile! E quindi la vita interiore inevitabilmente è un disco che gira naturalmente e la nostra psiche viaggia in modo ciclico.
Attenti: la vita ordinaria si basa sul circolo delle influenze meccaniche, cioè una ripetizione automatica di atteggiamenti e modalità consolidate. E viaggio come un automa o, se volete, un addormentamento. Mentre la via dello sviluppo dell’essere, come la chiama la quarta via, consiste nell’uscire da questo meccanismo automatico, comprendere le sue leggi, e quella fondante è quella, appunto, della ciclicità. Solo così può venire il risveglio, grazie come sempre alla consapevolezza.
Allora nel primo modo, vi prego, seguitemi, rimango in un circolo chiuso, sempre sullo stesso piano, quindi il cerchio, una semplice circonferenza piana, è un blocco, un loop dove rimango allo stesso livello, fermo, giro a vuoto. È il cerchio infernale, un loop senza uscita, è come stare nella ruota di un criceto. La maggior parte delle volte noi siamo così. Oppure, se volete un’altra immagine, noi un po’ più, diciamo, datati, pensate ai vecchi vinili: capitava che la puntina rimanesse fissa compiendo sempre lo stesso giro senza procedere verso il centro. Cosa accade? Non c’è un’evoluzione, non c’è un processo, ma c’è un loop. E, amici, lo possiamo dire così, a volte siamo noi. L’importante è vederlo. Cioè il cerchio diventa una circolarità chiusa, è quella che chiamiamo routine, un girare meccanicamente a vuoto. Se volete un’immagine che ho visto per una vita, è come andare a messa per anni automaticamente, senza nessun cambiamento, senza nessuna presenza. È quello che vive la mia, delle persone che ripete senza contatto, senza presenza. E quindi in questo modo il cerchio rappresenta una modalità chiusa nelle influenze meccaniche, sono scollegato e travolto, il regno dell’inconsapevolezza. Diciamo che sopravvivo, tiro a campare.
Utilizzando una simbologia a me molto cara, come sapete, della Divina Commedia, il dannato è nel girone infernale, resta bloccato lì in eterno. Anzi, a dirla a tutte, il rischio è quello di essere risucchiati in un imbuto, questo è, diciamo, l’immagine metaforica potente della Divina Commedia, sempre più giù, sempre più sotto. Quindi non solo sono bloccato, ma vengo addirittura travolto, simbolo di involuzione. Come direbbe San Bernardo, nella vita spirituale non esiste lo stallo: o evolvo o involvo, o salgo, cresco, o scendo. Gli orientali chiamerebbero questa ruota Samsara, un piano di esistenza illusorio caratterizzato da un loop di sofferenza. Rivedete il video del corpo di dolore inconsapevole. E quindi tendo a ripetere anche nella mia vita, su palcoscenici diversi, con partner diversi, con situazioni diverse, gli stessi schemi, gli stessi copioni. Freud la chiamerebbe coazione a ripetere. Anzi, spesso questo cerchio, questo loop, se allargo lo sguardo, è di tutto il sistema, è una giostra di componenti, di tutta la mia famiglia, dei miei avi. E tutti ripetiamo gli stessi blocchi, gli stessi schemi, gli stessi copioni, gli stessi errori. Gabbie e sofferenze ripetute per generazioni con una maggiore intensità, perché la potenza del blocco si triplica ad ogni generazione, si espande agli altri e crea danni a tutto il sistema, acquistando sempre più forza. Se volete approfondire guardate il video, se non ricordo male di qualche tempo fa, “Anni: le colpe dei genitori verso i figli”. Quindi fino a quando non prenso, non prendo consapevolezza di questa ciclicità della mia vita non si può interrompere, capiti amici, questo circolo vizioso, non posso uscire da questa giostra.
Un ruolo cardine in questo senso, cioè per l’uscita, è dato dalla sofferenza, determinante per il cambiamento di essere. Brindo alle sofferenze della vita! Con il piacere e le comodità, amici, non otterremo nulla, saremo sempre addormentati, appunto, in un circolo automatico. Ecco perché chi vende la felicità nel variegato mercato spirituale, a mio parere personale, è solo un venditore di fumo. Casomai potremmo iniziare a distinguere, fosse decisivo, determinante, distinguere tra la sofferenza utile e la sofferenza inutile. Perché la prima, e a questo mi riferisco, è lo strumento più potente per l’evoluzione. La seconda è un blocco incredibile della vita interiore: soffro e crepo, risoffro di queste mie ripetizioni, copioni… Lì posso iniziare a svegliarmi o, se volete, ad elevarmi. E quindi è sempre un giro, ma ogni volta la mia coscienza si sposta verso l’alto, e quindi passo dal cerchio, dal chiuso, dal basso alla spirale. Da un girone chiuso, infernale, senza speranza, ad una montagna, per usare sempre la metafora della Divina Commedia, dove la cornice delle anime purganti permette ai penitenti un’evoluzione. Infatti le anime, come sapete, non sono chiuse in un loop, ma progrediscono, salgono soffrendo, prendendosi la responsabilità di quei peccati, di quel non amore, e pagando il prezzo della sofferenza. Questo mi permette, come sempre illuminante Dante, grande maestro spirituale, mi permette di scalare e arrivare verso la vetta della conoscenza interiore, o se volete religiosamente arrivare a Dio, o se volete laicamente ad un amore vero.
Quindi, quando cammino interiormente, quando inizio a svegliarmi, mi accorgo che le situazioni si ripresentano, i miei copioni, le mie modalità, le mie tendenze egoiche tornano, ma mi trovano ad un livello più alto. È sempre un movimento circolare, ma, lo capite, di crescita, di elevazione. È grazie a quegli eventi che salgo. Torna l’inverno, torna la notte, ma io sono più attrezzato. Sempre circolare, ma la mia coscienza si eleva, e quindi la mia vita passa da una routine, dalla ruota di criceto, ad un rituale, perché sono connesso e cosciente, cioè vivo presenza e amore, sono consapevole, lo capite, che la spirale chiede un cammino più lungo, perché è circolare ed è ascendente, faticoso. Se vado dritto, come provato a fare anche Dante all’inizio del suo viaggio, è più corto, ma è solo un inganno. E quindi la spedadalità di quale deve essere il percorso, stare, imparare dalla vita. Ritornano i miei demoni, mi blocchi, ma grazie ad essi io procedo. Quindi un movimento circolare, ripeto, ma anche verticale, e quindi si genera un processo di consapevolezza. Non a caso anche la spirale, che è un po’ più potente del cerchio, è un simbolo antico e universale di amore e di crescita. E già dal Paleolitico, direi terzo millennio avanti Cristo, il significato della spirale è completamente espresso. Nella cultura celtica è simbolo di amore, di connessione spirituale. È l’energia che connette tutto l’universo. Così, lo stesso, come accennavo prima, le filosofie orientali, dal buddismo all’induismo…
Ma amici, avete mai visto, provate a vedere su Google, il baldacchino del Papa in San Pietro? Tutto costruito a spirale. O la scalinata del Vaticano? È spiraliforme. Chiaramente, oltre la dimensione estetica, un significato spirituale: la connessione dal basso verso l’alto, dai margini verso il centro di me. Se imparo ad osservarmi, cioè inizio ad entrare in quella fase di consapevolezza, mi accorgo come la struttura di fondo degli eventi della vita si ripetono, e non è un caso, tantomeno sfiga o peggio responsabilità degli altri, ma spesso siamo noi a riproporre determinati schemi. Inutile cambiare se non avviene una trasformazione interiore. E se allargo il campo e qualcuno mi aiuta, passo la vita a svelare, ma non è facile, solo quando siamo pronti a vedere qualcosa può venir fuori. Ma se allargo il campo, scopro, lo ripeto ma è importante ridircelo, dei loop familiari antichi.
Non vorrei sbagliarmi, ma la prossima settimana pubblicherò una riflessione sulle tre leggi che determinano la nostra vita. Le ho sintetizzate, diciamo. Sono la legge, ve le anticipo, interessantissimo, del destino, cioè la mia storia, il mio territorio, decidiamo poco della nostra vita; la legge del karma, la seconda legge, se volete la legge dell’attrazione, la legge dello specchio, quello che dono alla mia vita mi ri-dona; è la legge dell’accidente, quello che non posso determinare, che non è ponderabile e programmabile, non dipende né da me né dagli altri. È una situazione misterica della vita: il caso o il caos. Più sono inconsapevole delle prime due, più la legge dell’accidente, ovviamente, tutto è un caso, e determina quasi totalmente la mia vita. Più sono consapevole, più mi accorgo che tutto è connesso, niente è un caso, e che la mia vita è un loop.
Vi condivido una mia esperienza di qualche anno fa, tempo del lockdown. Mi avvicinavo ai 49 anni, numero simbolico, 7 x 7, legge del sette, l’ottava, un altro grande potente, no, diciamo meccanismo che svela l’enneagramma. Mi venne da costruire un mandala con i fiori del, il mega giardino della mia ex bottega, da solo con me. Scelsi di focalizzare la mia attenzione negli ultimi 21 anni, diciamo più o meno di ministero all’epoca, e quindi suddivisi gli ultimi tre settennati della mia vita: incarichi, fallimenti e successi, e risorse e limiti, relazioni, modalità in cerchi concentrici. Amici, fu terribile! Vi do questo esercizio, se volete, questa attività, questa meditazione: provate ad attenzionare tutti gli eventi, tutte le modalità, le situazioni che nella mia vita si ripetono. Prova a farlo anche giornalmente, quello che fai in automatico, quello che ti è capitato, i tuoi modi. Se sei pronto, se per un mondo cerchio, allora, quando evolvo, quando cammino interiormente, mi avvicino verso il centro e scopro qual è la chiave, tutto diventa con un senso: connessioni, energie, colori, e si svela la parte sacra di me. E così le distanze tra me e gli altri, tra me e la natura, tra me e Dio si riducono e tutto progressivamente diventa uno, uno.focalizza moltissimo su questi vizi.
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