Da una parte c’è un’attesa paziente, un saper stare dentro il tempo sospeso, un sostare che, per amore, può anche accettare di collocarsi fuori. Madre e fratelli biologici di Gesù saranno nella confusione e nella paura, percepiscono un figlio e un fratello lontano, temono di perderlo. Eppure abitano la confusione attendendo, aspettando il momento opportuno per un dialogo: eppure restano aperti al nuovo.
Dall’altra parte c’è un mondo di madri e fratelli impensati e forse anche poco probabili, da scoprire agli occhi del mondo, ma che Gesù ha già riconosciuto in quanto tali: fanno la volontà del Padre. Vivono, camminano, operano accanto al Figlio sulle orme del Padre, e questo basta a farli suoi familiari. Non semplicemente suoi prossimi, ma suoi intimi. A loro tende una mano, a quei discepoli che giorno dopo giorno solcano con coraggio strade nuove, sollevando polvere sulla terra perché pieni di sete di cielo.
Forse questi affetti del Signore si trovano tutti da un’unica parte, niente affatto da una e dall’altra: la parte dei figli. C’è chi ha da accogliere la sfida di comprendere una nuova familiarità per Gesù, e c’è chi si scopre più vicino ai primi di quanto pensasse. C’è una relazionalità antica, generativa, che scopre nuove modalità con cui accompagnare, e c’è una relazionalità nuova, di sequela, che testimonia a chi viene prima e a chi verrà dopo la bellezza di appartenere. Tutti intensamente intimi, dunque, nell’essere, nei modi diversi con i quali la vita chiama, testimoni solleciti dell’amore del Padre.
Melania Condò

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato
