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don Nicola Salsa – Commento al Vangelo del 15 Novembre 2024

Commento al Vangelo del giorno a cura di don Nicola Salsa.

L’eternità è nel presente (Lc 17,26-37)

Trascrizione automatica e corretta tramite IA da YouTube –non rivista.

L’eternità è nel presente e nel qui. È ora che siamo chiamati ad incontrare il Signore, per accoglierlo e vederlo rivelato nella nostra vita.

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Dal Vangelo secondo Luca: “Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.”

Il racconto di Noè e l’arca, che Dio fece costruire prima del Diluvio, ci mostra che tutti rimangono presi dai loro impegni e dai loro pensieri. Tutto avviene molto rapidamente, e solo chi si è preparato riesce a salvarsi. Volendo accogliere una metafora in questo episodio per noi, il legno dell’arca è la croce di Cristo. Aggrapparsi ad essa significa accogliere che Gesù sia il tuo unico Signore e che solo lui possa salvarti.

La croce significa abbracciare Gesù e accogliere il suo amore totale e incondizionato. Come avvenne anche nei giorni di Lot: “Mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma nel giorno in cui Lot uscì da Sodoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti.” Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.

Se nell’immagine di prima ci si salva salendo sull’arca, qui la salvezza c’è per chi si allontana, per chi prende le distanze dalle seduzioni del male e del peccato. Solo andando verso Gesù troviamo consolazione e pace.

In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle. Così, chi si troverà nel campo non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot: chi cercherà di salvare la vita la perderà, ma chi la perderà la manterrà viva.

Dall’immagine della città ora si passa all’idea della nostra vita: dobbiamo saper perdere, cioè saperci spendere in questo mondo nell’amore verso Dio e verso i più bisognosi. Al contrario, se cercheremo di salvarci da soli, di volerci ritagliare un paradiso qui in terra a discapito degli altri, faremo la fine di chi perde tutto, perché le gioie di questo mondo non sono che di un attimo.

Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto, uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne staranno a macinare nello stesso luogo: una verrà portata via e l’altra lasciata. Il criterio per essere presi o lasciati sarà uno solo, e sarà riguardo all’amore che avremo donato.

All’apparenza tutto sembrerà svolgersi come sempre, ma ciò che farà la differenza sarà solo la carità, l’amore che avremo messo in tutto ciò che nella vita ci sarà concesso fare.

Allora gli chiesero: “Dove, Signore?” Ed egli disse loro: “Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi.” A chi vorrebbe sapere un “dove” o un “quando”, Gesù risponde indicando un morto circondato da avvoltoi. Questo perché è proprio la morte, la sorella che ci mette il limite umano, a questo incontro definitivo con Dio.

Ricordarsi che la nostra vita è definita da un termine ci permette di fissare lo sguardo su ciò che è importante. Tu ti giochi la tua vita nel qui e ora, nelle occasioni che saprai cogliere e non nei buoni propositi.

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