Movimento Apostolico Ciechi
Riflessioni dell’assistente spirituale don Alfonso Giorgio per il Vangelo di domenica 17 novembre 2024
Trascrizione, non rivista, del video.
Ci avviamo alla fine dell’anno liturgico, e i Vangeli, i testi biblici, cominciano un po’ a prepararci in un certo senso, come per tradizione fanno. Piuttosto, ecco, fanno riferimento alla fine del mondo, potremmo dire, alla fine dei tempi. Si fa qualche riferimento anche alla morte, a quello che appunto noi sappiamo essere la fine di ciascuno di noi. Ognuno di noi, qui su questa terra, è di passaggio.
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Certamente, però, non si fa solo riferimento a quella che è la vita di ciascuno di noi, ma al mondo inteso nel suo insieme. E Gesù ci parla di questa fine quasi come, devo dire, un nastro, come si fa nei film: arriva al finale e ci dice quello che sarà il finale. In questo senso si rovina proprio la storia, ma anche se noi lo intuiamo, Lui ce lo vuole dire, perché, in un certo senso, ci vuole avvisare, ci vuole preparare. Quello che conta poi, per ciascuno di noi, è prepararsi all’incontro con l’eterno, e anche capire che questo mondo finirà, che tutto questo cadrà.
Ecco, i testi biblici ci ricordano questo. Il Vangelo ci dice che il sole si oscurerà, che le stelle cadranno. Poi, ecco, c’è anche un riferimento alla capacità dell’uomo di saper vedere oltre. Sapete vedere, sapete riscontrare quando un ramo diventa tenero, quando vengono le foglie, quando germoglia. Allora dite che l’estate è vicina. È strano: avrebbe potuto dire, avrebbe dovuto dire, la primavera è vicina, ma in realtà in Palestina la primavera è un tempo così breve che subito viene l’estate. Ed è a questo che si riferisce: è un tempo di germogli, un tempo di vita.
Allora, voi sapete vedere questa vita che verrà, e dovreste saper cogliere anche i segni dei tempi. È questo il senso: capire che vi sarà una fine. Come diceva don Tonino Bello, però, non è la fine del mondo in quanto tale, ma la fine di un mondo. Del mondo vecchio, corrugato dal peccato. Del mondo caratterizzato dai soprusi dei più forti sui più deboli. Del mondo in cui, ecco, la violenza sembra avere la meglio sulla pace, in cui le guerre si moltiplicano. Verrà la fine di questo mondo.
E anche nella fine del mondo, anche nei fallimenti… Ecco, quando gli apostoli inducono Gesù a considerare la bellezza, la sontuosità, la potenza delle pietre del tempio, Gesù dice loro che non rimarrà nemmeno una di queste pietre: tutte soccomberanno, tutte cadranno. Questo per ricordare loro, e a ciascuno di noi, che anche nei fallimenti il Signore è con noi.
Quindi, se noi parliamo della fine del mondo in termini apocalittici, pensiamo alla tristezza e al dolore di una qualche cosa che non ci sarà più. Ma per quello che invece Gesù ci vuole dire, non è in questo che dobbiamo cogliere il senso di questa fine, ma piuttosto l’inizio di una vita nuova in Cristo, nel suo ritorno. Un ritorno glorioso, un ritorno di pace, un ritorno di amore. Nel suo compimento, ecco, giungerà al compimento quello che è stato il cammino iniziato con Lui su questa terra.
E in questo compimento, noi siamo chiamati a testimoniare fino alla fine la nostra fede in Lui e con gioia attendere, saper attendere, come si fa con le cose belle, con le cose che contano. Alimentare il desiderio, ecco, e desiderare con gioia quanto avverrà. Addirittura, dovremmo accogliere con gioia questa fine, quando è intesa in questo modo.
Buona domenica a tutti.
