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p. Enzo Fortunato – Commento al Vangelo del 13 Novembre 2024

Data:

Il commento al Vangelo del giorno a cura di padre Enzo Fortunato.

Trascrizione, non rivista, del video.

Però brindo alla vita. Ecco, volevo prendere questi spunti che hanno introdotto il Vangelo. Sì, una canzone: Il Miserere, qui la cantano Zucchero e Luciano Pavarotti. Vedo che ci sono oltre diversi milioni di visualizzazioni, ed è una cosa straordinaria questa, perché questo canto ce l’abbiamo un po’… se volete, espresso 2000 anni fa, in un episodio che ha colpito il cuore di Gesù in maniera molto forte.

Allora, brava gente, ascoltiamo questo Vangelo.


Vangelo di Luca. Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, Maestro, abbi pietà di noi». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Alzati e va’, la tua fede ti ha salvato».


Brava gente, stasera sono ancora in ufficio. Abbiamo fatto un po’ di pulizia; si accumulano le cose, e ci stiamo preparando a diversi appuntamenti. Però credo che il modo migliore per prepararsi a un nuovo giorno, come facciamo noi ogni sera, sia quello di essere illuminati da questa Parola, che ci dà due grandi luci, dono al nostro cammino.

La prima è quella di sentirsi peccatori: «Abbi pietà di me, abbi pietà di me». Voi sapete che questo grido: «Signore Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me» è il tema di un grande classico della letteratura spirituale, Il pellegrino russo, che fa sua questa preghiera. Ma anche, pensate all’inizio di ogni celebrazione eucaristica: come inizia? Inizia con: «Signore, pietà. Signore, pietà». La celebrazione, nel suo formarsi, ha messo come incipit questo momento, perché è il modo migliore per iniziare, non solo una celebrazione, ma direi anche la vita, una giornata nuova, nel modo migliore.

Voi dite: «Ma come, Padre? Bisogna iniziare una giornata sentendosi peccatori, prostrandosi, dicendo: ‘Abbi pietà di me’? No, la vita va affrontata con gioia». No, qui c’è una consapevolezza molto bella: quando affrontiamo una giornata, non l’affrontiamo con prepotenza, da persone che si sentono — a Napoli si dice così molto bene — si sentono Pad etern, no? Cioè, chi si crede di essere Padre eterno? Ed è bellissima questa espressione, perché poi i napoletani sono molto coloriti. Ma credo che anche nelle diverse regioni d’Italia ci sia un’espressione simile.

Ecco, invece, iniziare la giornata dicendo: «Signore, abbi pietà di me». Allora, vi accorgerete che il modo di porsi davanti alla vita è diverso: di chi sa che ha bisogno degli altri, di chi sa che la nostra vita è una frazione di secondo. Noi pensiamo: «La nostra vita è lunga, 80, 90, 100, 102 anni, 105, 106». Eppure, è un attimo, è un attimo. Questa grande consapevolezza ci fa capire davvero chi siamo. Chi siamo? Siamo niente, brava gente. Siamo unicamente figli di Dio, a cui diciamo: «Signore, abbi pietà di me», ma anche: «Grazie».

Ed ecco la seconda polarità: la gratitudine. Gesù, è bellissimo, con una sottile osservazione: «Ma dove stanno gli altri nove?». Gesù non accusa, ma pone la questione, valorizzando quell’uno che ha ringraziato. Eccola, la seconda polarità della nostra esistenza: la gratitudine. Essere grati, anche quando la giornata è andata più o meno bene, qualcosa è andata storta, qualcosa è andata benissimo, qualcosa è stato un macello. Signore, grazie. Dillo anche a te stesso: «Grazie perché ce l’hai messa tutta». Dice Enzo: «Grazie che ce l’ho messa tutta oggi, per cercare di fare le cose bene».

La gratitudine fa parte degli uomini che hanno un cuore grande. Chi sa dire grazie, brava gente, ha un cuore grandissimo, perché sa che la nostra vita non è altro che un bacino di accoglienza, di tutto lo stupore che contiene la vita. Perché la vita è piena di stupore.

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E l’altro ieri, permettetemi questa confidenza, stavo con dei poveri a via della Conciliazione. Purtroppo, è drammatico: non si ferma nessuno, non li saluta nessuno. Io mi vorrei fermare con tutti, proprio con tutti. Però, con qualcuno mi fermo a parlare, e ho scoperto un ragazzo, un giovane. Gli ho detto: «Ma tu che fai qui? Sei un giovane, no?». E mi ha detto una cosa veramente interessante. Era di Napoli, Ponticelli… no, Secondigliano. Secondigliano, sì. E mi ha detto: «Padre, io c’ho la mamma in carcere, e poi stavo con alcuni parenti, ma facevano delle cose brutte, schifezze». Ha detto proprio «schifezze», no? «Facevano brutte cose, schifezze». E allora me ne sono andato.

Beh, io penso che quando senti una storia così… Ma quello non è povero, quello è ricco. Ha una ricchezza dentro che davvero andrebbe posta, come dice Gesù: «Una luce non si pone sotto il letto, ma sopra il lucernario perché faccia luce a tutta la casa». Quella è una luce. È stata per me una luce, una luce. Poi ha fatto altre cose, non sto qui a dirle. Non lasciamo i poveri così: ho fatto una promessa che manterremo insieme all’arciprete della Basilica di San Pietro.

Allora capisci che la vita è davvero gratitudine, anche per gli incontri. Se capissimo il valore degli incontri… Ecco, Gesù: «Dove sono gli altri nove?». Impariamo, andiamo alla scuola del grazie.

Andiamo avanti. Mi fermo qui, brava gente. Forti, forti, forti, mi raccomando! Forti, eh! Allora, vediamo qui, vediamo qui che ci dobbiamo ricordare: abbiamo diversi appuntamenti. Il 25 novembre presenteremo il piano di comunicazione di questa basilica e della Basilica di San Pietro. I primi di dicembre esce la rivista e vi arriverà, vi arriverà la rivista Piazza San Pietro. Vi vorrei far vedere la copertina, però non posso rompere, come si dice, l’embargo. Devo trattenermi, brava gente.

Chi vuole e non può pagare l’abbonamento, mandi la sua email a [email protected], oppure [email protected]. Chi vuole fare l’abbonamento lo fa: costa 30 €. Chi vuol donare per qualcun altro che non può, lo faccia. E chi non ce la fa e desidera questa rivista, mi scriva. Penzo, tu lo sai. Andiamo avanti, non vi preoccupate, perché il Signore è grande.

Poi, sulle lettere a piazzasanpietro.va: ricordatevi che potete scrivermi delle lettere, e le pubblichiamo sulla rivista. Siate brevi, brevi, brevi! Non fate lettere lunghe. Se c’è qualche questione, ponetela; non vi preoccupate, a qualche lettera risponderemo. Andiamo avanti, vediamo che succederà. Ci credete alle sorprese, sì o no? Ci credete? Voglio vedere i sì oppure i no. Vediamo come va, tra ottimisti e pessimisti.

L’8 dicembre ci vediamo a Roma. Devo dire a Flavia che prepari il manifesto, dobbiamo preparare il manifesto per i social per dire cosa faremo. Però, una cosa ve la posso dire. Prendete, prendete. Eccolo qui. C’è pure Lorenzo stasera. È un bravo ragazzo, ma non si vuole sposare. Non capisco perché. Eccolo lì. Saluta Lorenzo, salutiamo anche la fidanzata. Ho detto: «Insomma, facciamo presto. Ormai lui lavora, la fidanzata lavora. Possono o no? Si possono sposare, sì. Si possono sposare». Sono giovani, come si fa con questi ragazzi? Sono giovani, sono giovani. Vabbè, arriverà l’incatenamento… ehm, l’incenerimento.

Ecco qui: Vivere il Giubileo. Un itinerario spirituale nella Basilica di San Pietro. Vi leggo solo la prima riga: «Dove sei? Non c’è pellegrinaggio senza l’apertura di una domanda sul luogo del nostro esserci, del nostro stare. Una domanda che chiede del nostro cammino e sulla direzione della nostra vita». Mi fermo qui, è proprio l’introduzione. Eccolo qui. Chiedetelo ad Alessandro, eventualmente. Anche su via della Conciliazione c’è l’area ufficiale.

Sapete l’email di Alessandro, la conoscete. Stasera metto il numero. Ricordiamo che devo mettere il numero di Alessandro, così chiamano lui per chi vuole riceverlo. Ok, mi fermo qui. Spero che possa essere uno strumento di aiuto. E anche qui, brava gente: chi non può, so che siete onesti, eh! Non vi preoccupate, va bene?

Andiamo avanti. Buona serata, brava gente. Per chi si affaccia domani: buona giornata, brava gente. Non mi dimentico niente, vero? Un po’ di mal di testa? No, tutto a posto, tutto tranquillo. Buona serata, brava gente. E per chi si affaccia domani: buona giornata. Forti, forti, forti, mi raccomando! Forti, eh!