- Pubblicità -

don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del giorno – 13 Novembre 2024

Eucaristia, obbedienza alla voce dello Spirito Santo – Mercoledì della XXXII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito Tt 3,1-7

Eravamo insensati, ma Dio ci ha salvati per la sua misericordia.

Carissimo, ricorda [a tutti] di essere sottomessi alle autorità che governano, di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona; di non parlare male di nessuno, di evitare le liti, di essere mansueti, mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini.

Anche noi un tempo eravamo insensati, disobbedienti, corrotti, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella malvagità e nell’invidia, odiosi e odiandoci a vicenda.

Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro,

e il suo amore per gli uomini,

egli ci ha salvati,

non per opere giuste da noi compiute,

ma per la sua misericordia,

con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo,

che Dio ha effuso su di noi in abbondanza

per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro,

- Pubblicità -

affinché, giustificati per la sua grazia,

diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna.

Salvati per grazia

Paolo stigmatizza quella visione della fede che la rinchiude nell’ambito della salvezza individuale. Il battesimo è più della circoncisione perché con quel segno si indica l’appartenenza ad un popolo, ad una cultura e l’adesione alla legge, mentre col battesimo Dio inaugura con il credente un rapporto di alleanza grazie alla quale avviene una unione simile a quella sponsale e si realizza una relazione come quella che unisce un genitore al proprio figlio. Dalla consapevolezza dell’appartenenza a Dio e alla Chiesa come figli deriva il dovere morale di intessere relazioni di fraternità con gli altri membri della comunità, siano essi battezzati o no. 

Per Paolo la salvezza è sinonimo di giustificazione, ovvero di santificazione. Fine della nostra vita è diventare santi, raggiungere, cioè la pienezza dell’amore in Dio. Egli sin dall’origine ci chiama ad essere suoi figli, eredi della vita eterna, ovvero, la vita stessa di Dio che ama totalmente, fedelmente, gratuitamente ed eternamente. Non diventiamo santi mediante le nostre opere ma esse diventano le opere di Dio nella misura in cui, lasciandoci riconciliare e rigenerare dallo Spirito Santo, gli permettiamo di agire in noi per diventare riflesso e trasparenza del suo amore misericordioso.

+ Dal Vangelo secondo Lc 17,11-19

Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.

Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.

Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.

Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Eucaristia, obbedienza alla voce dello Spirito Santo

Gesù si sta dirigendo verso Gerusalemme. A morire. Perché a Gerusalemme manifesterà il suo vIl cammino è l’immagine che attraversa tutta la scena narrativa, la quale culmina non nella guarigione ma con il ritorno di un solo lebbroso guarito per lodare Dio e ringraziare Gesù.

La scena si apre con l’annotazione che Gesù è in cammino verso Gerusalemme lì dove, morendo come un giusto, purificherà tutti i peccatori per renderli giusti. Lungo questo cammino incontra dieci lebbrosi i quali in coro invocano il suo aiuto.

Gesù li invia dai sacerdoti del tempio perché, come prescriveva la legge, loro avrebbero certificato l’avvenuta purificazione. Tutti e dieci i lebbrosi s’incamminano certi dell’efficacia della parola di Gesù per adempiere la Legge.

Mentre essi sono per strada si rendono conto di essere stati purificati. Ciò che è avvenuto invisibilmente nel momento in cui hanno obbedito alle norme diventa manifesto ai loro occhi. Quello di tutti e dieci i lebbrosi è un cammino di guarigione in obbedienza alla parola della Legge che, posta sulle labbra di Gesù, diventa un annuncio compiuto di purificazione e perdono.

Dio agisce in maniera invisibile agli occhi degli uomini e secondo criteri che non coincidono con i loro pensieri. La guarigione è l’effetto visivo della azione dello Spirito invisibile e misteriosa. Tutti vengono sanati perché a tutti è data la legge dell’amore e la possibilità di metterla in pratica.

Tuttavia, solo uno su dieci ritorna per lodare e ringraziare Gesù. La riconoscenza e la gratitudine sono gesti che si possono compiere solo in obbedienza alla voce dello Spirito. Tutti l’hanno ricevuto, senza distinzione, ma uno solo ha ascoltato la sua voce e gli ha obbedito tornando indietro per lodare Dio e ringraziare.

Tutti avevano invocato la misericordia, ma uno solo ha riconosciuto che essa li ha sanati mediante Gesù.

Commento a cura di don Pasquale Giordano
Vicario episcopale per l’evangelizzazione e la catechesi e direttore del Centro di Spiritualità biblica a Matera

Fonte – il blog di don Pasquale “Tu hai Parole di vita eterna