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don Manuel Belli – Commento al Vangelo del 10 Novembre 2024

Lettura del Vangelo e commento del testo che la liturgia propone per domenica 10 novembre 2024.

Buona domenica a tutti. Ascoltiamo assieme il Vangelo di questa 32ª Domenica del Tempo Ordinario.

Dal Vangelo secondo Marco.
In quel tempo, Gesù nel tempio diceva alla folla, nel suo insegnamento: “Guardatevi dagli scribi che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe, i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa”.

Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte, ma venuta una vedova povera vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: “In verità, io vi dico, questa vedova così povera ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti, infatti, hanno gettato parte del loro superfluo; lei, invece, nella sua miseria vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”.

Siamo a Gerusalemme. Gesù ha già compiuto praticamente il suo viaggio, il Vangelo si sta anche dirigendo verso le sue ultime pagine prima della passione. Tra l’altro, Gesù ha già affrontato a Gerusalemme quelle che gli studiosi di Bibbia chiamano le “controversie giudaiche”. Sono un po’ i testi che abbiamo letto nelle domeniche precedenti, cioè Gesù è arrivato allo scontro con le autorità religiose del suo tempo.

E qual è l’atteggiamento di fondo che loro hanno avuto nei confronti di Gesù? La doppiezza. Da un lato, si presentavano a Gesù formalmente corretti: “Stiamo soltanto ponendo delle domande di teologia a un sedicente maestro”. Ma dall’altro, in realtà, il loro atteggiamento è molto ambiguo, molto doppio. Nel cuore avevano già deciso che Gesù è un impostore e che andasse punito. Ecco, questa è la doppiezza che hanno nel cuore ed è la doppiezza che Gesù sembra, nel Vangelo di oggi, stigmatizzare in modo potente.

Dicono: “Guardatevi dagli scribi. Amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti”. Cosa sta andando a stigmatizzare Gesù? L’atteggiamento di fondo che potrebbero avere delle persone religiose: cercare le conseguenze di ciò che viene dalla propria scelta religiosa. “Ah certo, io faccio tutto per Dio, però mi piace avere il primo posto nella sinagoga, essere notato, essere ritenuto da qualcuno come autorevole, come una guida”. Questa pagina di Vangelo, per noi preti, va letta e meditata quotidianamente.

Questa è la doppiezza che Gesù stigmatizza: “Sì, voi vi atteggiate sempre formalmente corretti, mi avete fatto delle domande sempre corrette. Siete persone che parlano sempre di Dio, ma nel cuore voi mi volete morto. In realtà, voi nel cuore state cercando semplicemente successo”. Vedete la doppiezza? Uso di Dio, non è che io sono a servizio di Dio, ma ciò che ne viene dal mio essere a servizio di Dio è ancora più importante che Dio stesso: l’autorevolezza, il peso, la stima. Poi si può arrivare davvero alla doppia vita. “Eh, divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere”. Capite la scissione totale della personalità? Divorano le case delle vedove, ma pregano.

Nella Bibbia, le vedove e gli orfani sono oggetto particolare della cura che il Signore ha per ciascuno di noi. Ebbene, questi divorano le case delle vedove, però pregano a lungo. Doppia personalità. La preghiera non c’entra più niente con la vita di queste persone. Ecco la doppiezza: avere il cuore diviso. Faccio una cosa ma anche un po’ il contrario. Sì, credo, ma anche no. Sì, mi riconosco nel Vangelo, salvo quando non voglio riconoscermi. Sono una persona onesta, salvo quando poi l’occasione di non esserlo c’è.

Il rischio nel nostro cuore è di essere divisi, di non essere mai lì, di non essere mai dentro una storia, ma di essere sempre doppi, di non essere mai dentro la storia di Dio. Sì, prego, faccio tutte le cose, ma alla fine il mio cuore, in gran parte, è fuori dalla storia che il Signore vuole costruire con me.

Ecco allora l’antidoto a questa doppiezza che il Signore ci mostra: la vedova, protagonista della seconda parte del Vangelo di oggi. Si dice che questa vedova getta nel tesoro due monetine che fanno un soldo. Perché questa osservazione dell’evangelista Marco? Scusate, ha gettato nel tesoro un soldo. Perché ci specifica che questo soldo era fatto di due monetine? Non so, per dire: è come se ci avesse detto che questa vedova ha gettato un euro, due monete da cinquanta centesimi. Devi fare la chiusura cassa, ti serve sapere quante monete hai in cassa?

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No, è fondamentale questa cosa: è fatto da due monete. La piccola proprietà di questa vedova, e le butta tutte e due nel tempio. Avrebbe potuto tenersene una, una per Dio e una per me. Ecco la radice della divisione: un po’ te e un po’ me. “Io non mi fido totalmente di te, io non sono sicuro che di te ci si possa fidare in modo totale, incondizionato. Metà sei Dio, ci mancherebbe, metà te, metà me”. E invece no. Questa vedova è una donna unificata: tutto quello che ha lo mette nelle mani di Dio. Tutta la sua identità la mette nelle mani di Dio. Non c’è divisione, non c’è una cosa e anche un po’ l’opposto per lei. Ciò che è affidabile, colui a cui lei mette in mano la vita, è veramente Dio, senza divisioni.

Il finale del Vangelo su questo è anche molto eloquente. “Lei, invece, nella sua miseria vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”. Se andassimo a leggere il Vangelo in originale in greco, non c’è nemmeno scritto, di per sé, “tutto quanto aveva per vivere”, ma propriamente “tutta la sua vita”. Ecco, questa donna è una donna unificata: non ha il cuore diviso, non c’è sempre una cosa e anche l’opposto. “Sono un po’ qui, ma anche un po’ là. Un po’ credo, ma un po’ no. Cerco di vivere un po’ il Vangelo, ma in alcune occasioni no”. Due monete, e le mette tutte e due in mano al Signore, tutta quanta la sua vita.

Ecco che il Signore doni a noi uomini e donne di oggi di essere uomini e donne unificati. Una vita dove non c’è mai unificazione, dove sono sempre disperso, dove c’è tutto il contrario di tutto, è una vita caotica. Quando Dio crea, pone differenze e mette ordine, crea unità. Ecco che bello, no? Se anche nella nostra vita potessimo creare unità, avere un cuore riunificato, un cuore pacificato. E attenzione, perché quando il nostro cuore è diviso, davvero si può arrivare a logiche di doppia vita, ma non te ne accorgi, te ne accorgi quando è troppo tardi. Esistono persone che vivono doppie vite. Quindi, sì, sono sposato, ma faccio anche l’opposto. Sono un prete, ma faccio anche l’opposto. Sono cristiano, sì, ma sotto sotto.

Ecco, la doppia vita è davvero l’estremo di un cuore diviso. Ma sono tante le forme intermedie, senza arrivare alla doppia vita, dove sono diviso. “Una moneta a te, una moneta a me, anzi due monete a me e una a te, anzi tre monete io e una moneta a te”. Potrei ragionare così con Dio. E invece, ecco che bello, questa icona di questa donna che dà tutta quanta la sua vita. Ha due monete e le mette tutte e due nel tempio, perché sa che Dio è affidabile.

Chi è l’uomo unificato per eccellenza? È Gesù, il Cristo, l’uomo uno, l’uomo unificato. Sulla croce, Gesù è tutto per il Padre, e sa che dal Padre non gli verrà nulla di male, solo del bene. Lo sa, che mettere la sua vita nelle mani del Padre è metterla nelle mani di qualcuno di affidabile. Lo sa, che Dio è infinitamente affidabile. Per questo Gesù è l’uomo unificato: perché tutta la sua vita ha solo due coordinate, l’amore totale per il Padre che si dimostra nella carità per i fratelli.

Ecco, che il Signore ci doni di essere unificati come questa vedova, che è icona di Gesù, l’uomo unificato per eccellenza, addirittura Dio e uomo nella stessa persona, ma unificato anche nella sua umanità, perché tutta la sua umanità è totalmente rivolta al Padre.

Grazie per questo momento che abbiamo condiviso. Auguro a tutti una buona domenica.

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