Il commento al Vangelo del giorno a cura di padre Enzo Fortunato.
Trascrizione, non rivista, del video.
E sarai luce per gli uomini.
Io credo che qui noi troviamo il senso, la motivazione di fondo del nostro. Ecco, qui si è fatto. Eccoci qua, brava gente! Perdonate, ma ho usato un nuovo aggeggino. E sarai luce per gli uomini, e sarai luce per gli uomini, brava gente. Sarai luce.
Ecco qui. Questo è il motivo per cui ogni sera noi ci riscaldiamo, ci ritroviamo attorno al Vangelo. Questo è l’unico motivo, l’unico motivo, altri non ce ne sono. Non state dietro a me, non state dietro a favole inventate; stiamo tutti insieme dietro a questo Vangelo, tutti insieme dietro a questa parola, che vuole farci diventare luce.
Questo è forte. Ma ascoltiamo allora cosa ci dice la parola. Dal Vangelo secondo Luca: “In quel tempo una folla numerosa andava con Gesù; egli si voltò e disse loro: ‘Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non si dà prima a calcolare le spese e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: ‘Costui ha iniziato a costruire ma non è stato capace di finire il lavoro’. Oppure, quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con 10.000 uomini chi gli viene incontro con 20.000? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi non può essere mio discepolo.'”
Brava gente, ci troviamo di fronte a un discorso molto forte, eh. Ci pensate? Gesù che dice: “Se non ami me più della moglie, dei figli, dei fratelli, delle sorelle, non puoi essere mio discepolo”. Qualcuno potrebbe dire: “Ma Gesù, ma che ci stai dicendo? No, i figli! I figli, come diciamo a Napoli, ‘So’ piezz ‘e core’, no? Sono un pezzettino del pezzo del cuore, no? Non puoi chiedermi questo!”.
Allora credo che dobbiamo contestualizzare questo Vangelo, e questa contestualizzazione per capirlo bene la troviamo nell’apertura: una gran folla, una folla numerosa andava con Gesù. E allora egli si volta, guarda le persone che lo seguono, guarda questa folla e capisce una cosa. E ce lo chiede anche a noi di comprenderlo, cioè che Gesù vede questa folla e si pone una domanda: “Ma perché mi stanno seguendo? Perché vengono dietro a me?”.
Allora è qui che troviamo il senso di questa risposta. Gesù ci vuole dire una cosa forte: che la vita non si misura con i numeri, che la vita non si misura con la quantità delle cose che facciamo. No, non si misura con questo. La vita non si misura con “sono una persona importante”. La vita la si misura con la motivazione profonda che anima il tuo agire, con la motivazione profonda che anima il nostro agire.
E potremmo dire: “Ma noi qua siamo migliaia e migliaia che ogni sera ci accostiamo”. Ma non è quello il criterio. Il criterio vero è perché stiamo seguendo questo momento del Vangelo, perché vogliamo seguire Gesù. È una domanda che arriva direttamente al cuore di ciascuno di noi.
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Qual è il messaggio forte? Lo vorrei prendere da una visione che ha Sant’Angela da Foligno, questa donna francescana che decide di seguire San Francesco, di consacrarsi completamente al Signore attraverso il carisma francescano. C’è una frase che Gesù dice a questa donna in una visione mistica molto forte: “Fatti capacità, mi farò pienezza”. È una frase di una bellezza straordinaria, di una profondità religiosa forte, che a me personalmente mi interroga sempre.
Se faccio un paragone, la mia vita è un’anfora, no? Se io la riempio di tutte le mie cose, quest’anfora poi sopra ci va poco, ci va poco. Se invece libero la vita da tante cose che accumulo e dico: “Questa anfora può diventare piena di quello che il Signore vuole metterci”. Fatti capacità significa: crea lo spazio nel tuo cuore per ricevermi e da lì parti.
Allora da lì tu amerai, ma amerai in maniera straordinaria i tuoi figli, amerai tua moglie, amerai tuo marito, amerai i tuoi parenti, i tuoi amici, amerai le persone ma partendo da un orizzonte nuovo, diverso, che ci fa amare. Perché a volte i figli si scontrano con i genitori. Uno dei motivi è che a volte i genitori vogliono quasi possedere i figli, no?
E allora tu pensa invece, se hai Gesù dentro, tu ami in maniera diversa. I figli non sono delle cose tue. Ricordo una volta una frase che ha fatto tanto male sentirla: “Io ti ho dato la vita e io te la tolgo”. Sentivo di un papà che ce l’aveva col proprio figlio. No, significa che tu non ami.
Oppure: “Ma io ho fatto questa cosa, io la distruggo”. Capite? Allora, nella misura in cui ricevi Gesù, tu ami. È bellissima la frase che poi spiega il senso. Quale costruttore o operaio vuole costruire una torre e non si siede prima a calcolare la spesa, a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che ne fa metà e non la può portare a termine, perché non ha la forza di farlo, e gli altri dicono: “Eh, vedi, ha costruito metà”, e lo prendono pure in giro. Ha fatto lo sborone e poi non ha terminato.
E Gesù ci vuole evitare anche questo, di non passare per gli “scemi del villaggio”, ma per persone serie. Perché ci vuole serie il Signore.
Mi fermo qui, e andiamo avanti. Fatti capacità, mi farò pienezza, cioè trova lo spazio per me nel tuo cuore, e vedrai che la vita diventerà un miracolo, e vedrai che sarai luce. Mi fermo qui, brava gente. Siate luce. Cerchiamo di essere luce, è la cosa più bella della vita. Quando delle persone illuminano, hanno un volto che ama in maniera disinteressata, fanno le cose perché ci credono. È tutta un’altra storia, e anche le difficoltà si affrontano, perché quelle ci saranno sempre.
Mh, bene. Allora andiamo avanti, forti forti forti!
Riporto il saluto di Papa Francesco che ho incontrato oggi e vi posso dire che ci saranno tante cose veramente belle. Il Signore ci sta benedicendo tutti quanti. Io vedo in tutto questo il Signore che benedice forte.
Mi raccomando, andiamo avanti. Ok, avete capito. Vado ai saluti.
Vi ricordo due, tre cose molto belle per la rivista. Scrivetemi le vostre lettere, qualsiasi cosa volete, qualsiasi problema volete affrontare, momento di gioia, momento di tristezza, un dubbio, un problema. Volete mettere la firma? E la firmate. Volete che affrontiamo quel problema o quella situazione ma non volete che il vostro nome compaia? Non vi preoccupate, manterremo l’anonimato.
Per chi invece desidera che sia firmata la lettera, noi metteremo solamente il nome e la provincia o il paese: dite voi, “Anna da Roma”, “Anna da Siena”, “da Ravello”, “da Scala”.
Invece per gli abbonamenti: sugli abbonamenti ripeto una cosa importantissima. Chi ha la possibilità e vuole offrire il prezzo dell’abbonamento, che è di €30, mi scrive, mandi l’indirizzo, e poi vi mandiamo a casa la rivista con il bollettino. Chi invece non ha la possibilità e vuole la rivista, non vi preoccupate. Il Signore ci vuole bene, è grande. Ci sono persone che sono disposte ad offrire un abbonamento. Anche quando stavo ad Assisi ci credevo, e le cose sono andate sempre bene, quindi non vi preoccupate.
Penso tu lo sai. Arrivo, questa rivista arriva a casa. Va bene, io tengo più a voi che a tutte le altre cose.
L’8 dicembre ci vediamo tutti quanti a Roma, alle 18:00 più o meno. Adesso farò un post per tutta la brava gente. Ci incontreremo per farci gli auguri dell’Immacolata, gli auguri di Natale e per un augurio bellissimo che è quello di volerci bene tra di noi e di essere una comunità che fa questo.
