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Don Vinicio Carminati (Vangelo Digitale) – Commento al Vangelo di domenica 20 Ottobre 2024

Video-Commento al vangelo della 29a domenica tempo ordinario anno B, a cura di don Vinicio Carminati, Parroco di Cepino e Selino Basso e Rettore del Santuario della Cornabusa.

Trascrizione generata automaticamente da YouTube e rivista tramite IA.

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Terminiamo oggi la lettura del capitolo 10 del Vangelo di Marco. Dopo aver riflettuto nelle scorse volte sul modo di vivere la dimensione matrimoniale e il modo di gestire le proprie ricchezze, il Vangelo oggi ci offre una chiave di lettura su come vivere il potere e l’autorità.

Gesù ci aiuta a capire che ha autorità, innanzitutto, chi è coerente, anche se la coerenza è sempre un punto di arrivo, un orizzonte che ci spinge a migliorare. Vale sempre la pena ricordare che è credibile solo chi per primo si sforza di mettere in pratica quello che dice a parole.

Quando pensiamo alla coerenza, siamo sempre focalizzati su quella che gli altri devono avere, ma forse è meglio, ogni tanto, pensare alla nostra. Probabilmente scopriremo che sono tante le nostre incoerenze e che non ci va nemmeno di guardarle troppo. Non è così facile mettersi in discussione e riconoscere la verità di noi stessi.

Nell’esercizio del potere, la prima cosa che Gesù dice è che ha efficacia e incisività chi si sforza di essere coerente. In ogni caso, anche se siamo coerenti, non è detto che gli altri siano disposti a riconoscere il nostro ruolo. Molte volte si vuole prevaricare il ruolo delle persone perché si vuole essere completamente liberi di fare ciò che si vuole, salvo poi pretendere che gli altri facciano quello che vogliamo noi.

Nel Vangelo, Gesù ha annunciato più volte ciò che gli sarebbe accaduto. La preoccupazione degli Apostoli, però, qual è? Il posto d’onore. Verificare chi è il più grande all’interno della cerchia dei Dodici, per poi sedere alla destra e alla sinistra della gloria di Gesù.

Giacomo e Giovanni, come tutti gli altri discepoli, pensavano a un Gesù trionfante, che avrebbe instaurato il suo regno. Quindi, la cosa che conta per loro è sedersi alla destra e alla sinistra. La richiesta di Giacomo e Giovanni appare davvero come una pretesa infantile: “Vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo. Concedici di sedere uno alla destra e uno alla sinistra.”

Questa domanda è già molto istruttiva sul modo di rapportarci spesso con il Signore. Tante volte, il nostro rapporto con Dio è un rapporto di esclusiva richiesta, dove Dio è buono solo se soddisfa la nostra richiesta. Ma non basta chiedere o solamente chiedere: bisogna anche chiedere le cose giuste, le cose che Dio ci può dare e ci vuole dare, in primis il dono dello Spirito.

Gesù non si scandalizza per la richiesta di Giacomo e Giovanni, che è una richiesta sbagliata; semplicemente corregge il tiro della loro richiesta: “Il calice che io bevo, potete berlo anche voi. Il battesimo che io ricevo, potete riceverlo anche voi.”

Cosa vuol dire questa espressione? Il calice si riferisce al sangue che Gesù verserà sulla croce, mentre il battesimo indica la morte e la resurrezione di Gesù. È come se Gesù dicesse ai suoi discepoli, e a noi oggi: “Se tu vuoi seguirmi, sei disposto a soffrire con me? Sei pronto a donare la tua vita? Sei pronto a morire con me?”

Certo, la risposta sembra scontata: “Certo, lo possiamo. Certo, siamo pronti”, rispondono i discepoli, salvo poi fuggire nell’ora della prova e scoprire la propria fragilità e incoerenza. Gesù anticipa ai suoi amici che, se saranno fedeli come discepoli, vivranno la stessa sorte del maestro: saranno chiamati anche loro a dare la vita, a consegnarla per amore.

“Il calice che io bevo, anche voi lo berrete. Il battesimo che io ricevo, anche voi lo riceverete.” Questo sarà il segno che i discepoli hanno veramente capito in cosa consiste il potere secondo Gesù.

Perciò, la Chiesa non deve essere preoccupata di perdere il potere, ma deve essere preoccupata di assomigliare a Gesù, di essere con lui. La Chiesa deve salvaguardare questo potere, che è il potere di dare la vita, e solo così può essere significativa e alternativa alla logica dei poteri forti, che sono forti perché violenti.

Gesù non contesta l’autorità in quanto tale. Gesù non è un anarchico. L’autorità fa parte dei rapporti umani, li regola, ma Gesù contesta il modo di esercitare il potere. Non abolisce i rapporti di potere, che da sempre esistono nella cultura umana e nella società, dove c’è chi dirige e chi no, chi decide e chi no: così in politica, così in un’azienda, così nella Chiesa stessa.

Gesù chiede di esercitare il potere conferito vivendolo come servizio, assumendo cioè il compito di trovare le forme più adeguate per esprimere, seminare e far crescere ciò che è veramente bene. Allora, non c’è tanto da stupirsi se Gesù prende ad esempio i capi delle nazioni. Al loro esempio, quello di chi domina e schiaccia con la violenza, Gesù contrappone il suo esempio e comanda ai suoi discepoli che il loro stile sia autorevole, che il loro potere sia speso nella logica che lui mostrerà andando a Gerusalemme, incontro alla morte, dando la vita per amore.

Perciò, Gesù non fa il moralista, ma dice: “Ricordati di vivere servendo, servendo l’umanità, servendo il bene per il bene dell’umanità.” E questo lo puoi fare anche se sei il presidente di un’associazione, il presidente della repubblica, il sindaco, il parroco, un generale dell’esercito, il dirigente di un’azienda, un imprenditore affermato, il responsabile di un grave incarico, o il padre o la madre di famiglia.

Più è grande il potere di cui disponi, più hai la responsabilità degli altri. Per Gesù, un uomo è grande quando serve. Il Figlio dell’Uomo, cioè Gesù, non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti. Dio è così.

Il potere, come il denaro, è sempre seducente. Ci fa pensare di essere qualcuno, di essere padroni degli altri, delle cose, di noi stessi. Ma non c’è niente di più illusorio: non siamo padroni di niente. Siamo amministratori della nostra vita e collaboratori del bene nella vita degli altri.

La vita di Gesù ci illumina su chi è Dio. Dio non è colui che si fa servire, ma colui che, disponendo di ogni potere, ci ha mostrato come questo debba essere esercitato: vivendo per amore.