Il commento alle Letture della XXVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B. A cura di don Claudio Doglio.
Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.
Anche in questa 27ª Domenica del Tempo Ordinario continua la catechesi di Gesù nel Vangelo secondo Marco. Dopo l’annuncio della passione e l’incomprensione da parte dei discepoli, ci viene proposto un brano catechistico importante che riguarda il matrimonio, ma anche l’episodio successivo, che riguarda i bambini. Domenica prossima ascolteremo un altro episodio che riguarda i ricchi. Proviamo a tenere insieme questi tre quadri per averne anzitutto uno sguardo complessivo.
Gesù presenta la propria visione del mondo in tre ambiti della realtà, dove egli propone una visione strana, nuova, originale, rivoluzionaria dal punto di vista sociale e anche dal punto di vista della mentalità religiosa giudaica. Sta proponendo una vita paradossale: supera quel sistema di superiorità dell’uomo sulla donna, supera l’idea che il bambino non abbia valore, supera l’idea che la ricchezza sia importante come segno della benedizione di Dio. Sta mettendo in discussione dei pilastri di una mentalità sociale: il marito è più importante della moglie, il grande è più importante del piccolo, il ricco è più importante del povero. Gesù contesta questo schema e propone la sua via come la realizzazione del progetto originale di Dio, dove queste superiorità sociali, di qualcuno che domina su qualcun altro, vengono smontate per riportare l’uomo alla santità della prima origine.
Quello che è importante cogliere in questo insegnamento di Gesù non è semplicemente la norma, una regola nuova, ma la presenza del Cristo che garantisce il cuore nuovo. La questione che pongono a Gesù riguarda il divorzio. Gli chiedono se, secondo lui, è possibile; meglio, gli chiedono quali sono le condizioni perché un marito possa dare il libello di ripudio, cioè rimandare la moglie. I maestri della tradizione farisaica davano per scontato che questo si potesse fare. C’è un precetto nel libro del Deuteronomio in cui Mosè prevede questo caso, ma non è chiaro il motivo per cui un uomo può mandar via la moglie. Il testo ebraico, tradotto letteralmente, dice: “se trova in lei nudità di cosa o di parola” (ervat davar), un’espressione decisamente oscura. Che cosa vuol dire che il marito può trovare nella moglie nudità di cosa? Su questa espressione strana i maestri discutevano e proponevano le loro interpretazioni, le loro applicazioni al diritto.
Alcuni maestri dicevano che, parlando di nudità, doveva riguardare l’immoralità sessuale, per cui, se la moglie mostrava nuda qualche parte del corpo, ad esempio la caviglia, era sufficiente per mandarla via. Qualcun altro, invece, riteneva che potesse essere più ampia la cosa, non solo una questione di immoralità sessuale, ma qualunque realtà che potesse essere sconveniente: se lasciava bruciare la frittata, c’era motivo per mandarla via. Chiedono a Gesù: “Tu come la pensi in questo caso?” Erano comunemente convinti che fosse normale, giusto e buono rimandare via la moglie; si trattava di valutare quali fossero le cause lecite. E Gesù li sconvolge dicendo: “Per nessun motivo non è lecito! Al principio non fu così.” Loro difendono la legge: “Mosè ci ha permesso!” “Sì, ma Dio all’inizio no!” Gesù riporta l’uomo alla santità della prima origine. La sua opera è realizzare il progetto del Creatore.
“Perché Mosè vi ha concesso questo?” “Per la durezza del vostro cuore.” C’è una “sclerocardia”, un cuore capace di amare in modo eterno, superando le divisioni, le polemiche, gli antagonismi fra uomini e donne, mogli e mariti. E lo stesso discorso vale per i bambini: la capacità di accogliere i piccoli, i deboli, quelli che non contano e che sono poveri, proprio per sottolineare il progetto originale di Dio.
La prima lettura ci propone, dal libro della Genesi, un pezzo del secondo capitolo: il racconto sapienziale della creazione dell’uomo e della donna. “Non è bene che l’uomo sia un essere solitario, isolato in sé. È necessario che sia una persona in relazione.” Gli animali non sono sufficienti per essere un aiuto proporzionato all’uomo, come di fronte a lui un altro se stesso. E quindi l’antico narratore mostra la creazione della donna dalla costola dell’uomo, proprio per significare il centro: la vita. Anche noi chiamiamo il punto dove finiscono le costole “girovita”, ed è dalla vita dell’uomo che viene tratta la donna. L’antico sapiente racconta così per dire che la donna non è un altro animale, non è un altro essere plasmato indipendentemente dall’uomo, ma è parte stessa dell’uomo. È un testo importantissimo che, fin dall’antichità, dice la uguale dignità della donna rispetto all’uomo, e il progetto di Dio è che siano una carne sola. Il grande progetto dell’unità, dell’accordo, dell’uguaglianza, dell’amore pieno, realizzato per sempre.
“Ci benedica il Signore tutti i giorni della nostra vita” è l’invocazione al Salmo 127, uno splendido quadretto di vita familiare benedetta da Dio.
Come seconda lettura, iniziamo in questa domenica ad ascoltare la lettera agli Ebrei, che non è una lettera, non è di San Paolo, e non è agli Ebrei. Non è una lettera, ma un’omelia cristologica, un trattato dottrinale di un grande teologo, abile letterato dell’ambito di San Paolo, ma distinto dall’Apostolo stesso. È rivolta agli Ebrei nel senso che i destinatari sono cristiani di origine giudaica. È un trattato sul sacerdozio di Cristo e, in questo brano che ci viene proposto, abbiamo il quadro di partenza: Gesù è il punto di riferimento. Teniamo lo sguardo fisso su di lui. È stato fatto di poco inferiore agli angeli in quanto uomo, che ha sofferto, che ha vissuto una vita pienamente umana. Ma adesso è coronato di gloria e di onore. Teniamo fisso lo sguardo sul Cristo glorificato, che è passato attraverso la nostra sofferenza.
Bene, dice l’autore, proprio questa sofferenza della sua vita terrena è la strada che lo ha portato alla perfezione. Intende per perfezione quello che noi chiamiamo ordinazione sacerdotale: attraverso la sua morte in croce, Gesù è stato ordinato sacerdote, costituito mediatore, è diventato perfetto, cioè pienamente abilitato a tenere il contatto fra Dio e l’uomo. È questa la realizzazione piena del progetto di Dio. Gesù ci riesce e lo può fare in tutti gli ambiti della nostra vita.
- Pubblicità -
AUTORE: don Claudio Doglio
FONTE: Messalino “Amen” e Canale YouTube Teleradiopace TV
