Una sola carne
Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.
Ricordo in ospedale, qui a Bergamo, nel 2021, in terapia intensiva Covid. Un uomo anziano, prima di morire, saluta per l’ultima volta sua moglie. Sposi da più di 60 anni, è stato un momento straziante di profonda tenerezza.
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L’anziano guarda la moglie e, con dolcezza, le dice: “Tu sei la cosa più bella che mi è capitata nella mia vita.”
Non è bene che l’uomo sia solo. La solitudine viene indicata da Dio come condizione negativa per l’essere umano. L’uomo è fatto per entrare in relazione con gli altri. L’esperienza più forte di relazione è quella che si vive nel sacramento del matrimonio.
Il matrimonio non è solo ciò che fa stare bene. Non è solo questo. Non interessa solo un aspetto emotivo. Il sacramento del matrimonio testimonia la fede nella bellezza dell’atto creatore di Dio e nel vivere una donazione totale di sé, a tal punto da formare un solo essere, non più separabile: una sola carne, indissolubile.
Il matrimonio è superiore a qualsiasi altro legame, compreso quello con i genitori. Per dare con Dio la vita, generare figli di Dio, il matrimonio rappresenta l’amore che Dio ha per l’umanità. Amare la propria moglie, amare il marito, è come Cristo che ama la Chiesa.
Gesù cita il testo della Genesi perché il problema non è il maschilismo, che è un problema serio ancora oggi, ma soprattutto il problema è andare alla fonte delle cose e domandarci qual è il progetto di Dio per la coppia. Gesù richiama il progetto ideale su cui si deve misurare e verificare ogni scelta matrimoniale cristiana, un ideale di donazione totalizzante.
Gli sposi cristiani, come i bambini che pongono la loro fiducia senza riserve nella misericordia di Dio, fanno della fedeltà e dell’indissolubilità la testimonianza cristiana che li rende missionari fedeli, annunciatori del Vangelo.
Commento di Fra Attilio Gueli, frate minore cappuccino. Segretario “fraternità e missione” di Lombardia OFMCap. Convento di Varese, centro di evangelizzazione.
