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Laura Paladino – Commento al Vangelo del 6 Ottobre 2024

Una carne sola, uniti nell’Amore

Dopo la Creazione, che Dio «vede buona» (Genesi 1), ecco una ruvida negazione: «Non è buono che l’uomo sia solo» (Genesi 2, I Lettura). «Vedere buono» è benedire, ed è atto proprio di Dio; «non è buono» dice un pericolo: per l’adam immagine di Dio, maschio e femmina, unum (una sola natura, come Dio è uno) ma non unus (non individuo solitario, perché Dio è relazione di persone), la solitudine è male da evitare. Dio vuole fare per l’adam un ezer kenegdo, «un aiuto che gli riveli chi è»: la locuzione dice la nostra chiamata a rivelarci l’un l’altro, come Dio si è rivelato pienamente a noi nel Figlio fatto uomo.

«Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono da una stessa origine» (II Lettura, Ebrei 2); uomo e donna sono chiamati all’unità e alla generatività, a quella paternità e maternità che li fanno, insieme e non da soli, più pienamente immagine di Diobasar ehad, «una carne sola» ma anche «unitaria manifestazione» di Dio, che è ehad, «uno solo», ma non è “da solo”.

Non c’è una creatura diversa dall’adam che possa soddisfarne il desiderio di pienezza e di intimità: solo la isha, la donna, può far riconoscere all’uomo la sua verità di ish e farlo prorompere in una dichiarazione di amore. Lei è pensata per lui e tratta da lui, fatta non dall’intelligenza di lui ma della sua stessa carne, capace di sostenerlo e santificarlo: la radice definisce le colonne del tempio di Gerusalemme, dimora di Dio tra gli uomini, ed evoca la sponsalità! Lei è generata come figlia e condotta all’uomo, dal Padre, come sposa, «vite feconda nell’intimità della casa». […]

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