- Pubblicità -

Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 29 Settembre 2024

Il Bene oltre gli schemi

Parlando a Nicodemo, il notturno cercatore di Dio, un uomo formato nelle Scritture di Israele e desideroso di conoscere di più il mistero di Dio, Gesù insegna che “il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito” (Gv 3,8). Lo Spirito, che supera le barriere dello spazio e del tempo, è il vero protagonista della storia della salvezza, è il dito di Dio, che crea, trasforma, corregge, guarisce e redime. Egli ci supera infinitamente e nessuno può avere la presunzione di comprenderne fino in fondo i misteri, o peggio, di controllarlo e manipolarlo.

Leggendo oltre le righe del testo biblico, persino utilizzando la fantasia per capire meglio, possiamo immaginare come sia stato proprio l’episodio di oggi a far capire ancora meglio a Giovanni quell’insegnamento di Gesù sull’opera misteriosa dello Spirito Santo. Entrando nella pagina evangelica di oggi, vediamo che proprio Giovanni, come portavoce dei discepoli, presenta a Gesù il caso di un guaritore-esorcista che scaccia demoni in nome suo, ma non fa parte del gruppo e, quindi, sarebbe meglio che il Maestro glielo impedisse.

È un atteggiamento tipico del cuore umano: ciò che non capiamo, è male, dobbiamo impedirlo, bloccarlo, a prescindere anche dall’evidente bontà dei frutti. Quante volte questo accade nella vita della Chiesa! Qualcuno sta compiendo qualcosa di bello e di grande, ma siccome non rientra negli schemi “canonici” e noi oltre quelli non sappiamo andare, perché fondamentalmente siamo incapaci di ascoltare lo Spirito, pensiamo sia meglio impedire quell’opera, a prescindere dai frutti buoni che essa genera.

Il Maestro però ci richiama ad abbracciare un altro stile: guardiamo prima di tutto all’oggettività dell’azione. Se essa è buona e non contraddice Lui e il Vangelo, anche se si compie attraverso modalità “irrituali”, certamente non può essere contro Dio! Imparare ad ascoltare lo Spirito significa anche saperlo riconoscere in azione al di fuori degli schemi a cui siamo abituati. Sono sempre i frutti – anche quelli che crescono in modo differente – a dire la bontà di un albero. Chi compie il bene, sebbene dovrà ancora maturare nella piena conoscenza di Cristo e del Vangelo, non è da tenere fuori, ma piuttosto da riconoscere e apprezzare come un tassello importante nel più grande mosaico dell’artista divino.

Siamo disposti a lasciarci mettere in discussione dall’agire dello Spirito? Oppure – come i discepoli di Gesù – rimaniamo fermi nei nostri schemi e preconcetti, senza lasciare spazio all’opera della grazia? Risuonano sempre forti le parole di Gamaliele, negli Atti degli Apostoli, quando di fronte all’azione della Chiesa nascente, con illuminata prudenza dice: “Non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio!” (At 5, 38-39).

Non dimentichiamolo: impedire il bene, perché non ne capiamo il senso, potrebbe trasformarsi nell’errore più grave, quello di combattere contro lo stesso Bene supremo! Chi è aperto all’opera misteriosa dello Spirito e si pone onestamente in un cammino di crescita progressiva sa che piuttosto che essere “skandalon” (pietra di inciampo), cioè ostacolo alla stessa crescita del fratello nella piena conoscenza di Cristo, con pazienza e amore, deve saperlo sostenere e custodirne la fede semplice.

Una mano che blocca, un piede che sceglie di allontanarsi o uno sguardo cattivo, possono distruggere i nostri fratelli. Quando siamo chiamati a custodirli, impariamo sempre di nuovo la via della prudenza e della delicatezza, ricordando che ciascuno ha i suoi tempi, i suoi ritmi e che la maturità – se si è onesti con se stessi e con Dio – arriverà! I tempi di Dio non sono i nostri tempi, le vie che egli ha pensato, non sono le nostre vie! Quante volte Egli esercita questa pazienza e delicatezza verso di noi!

Per gentile concessione di don Luciano Labanca, dal suo sito.