Le beatitudini che Luca ci offre oggi sono un monito a scegliere da che parte stare nella vita. Sono la strada della felicità, dell’umanità del buon senso. È difficile essere felice?
Dipende da come impostiamo la nostra vita su tre linee conduttrici: l’autoaffermazione di sé, il possedere e il senso che diamo alla sofferenza. Su queste tre cose possiamo misurare la nostra felicità terrena.
Quanto più vogliamo affermare noi stessi in un vorticoso delirio di onnipotenza, o possedere con avidità tutto e tutti e rifiutiamo ogni sorso di sofferenza che il calice della vita ci presenta…
Tanto più saremo infelici. La felicità evangelica trova spazio in un cuore puro, che vede Dio ovunque, che conta solo su di Lui, che lo ritiene l’unica sua ricchezza e che soffre del non amore del mondo.
I parametri mondani della felicità e della sua ricerca sono opposti a quelli evangelici. Il cristiano è una persona che cerca la sua felicità in Dio, che divora le parole del Vangelo per saziarsi del suo amore, che si fa povero per lasciarsi arricchire da questo amore, che non rifiuta di soffrire per il Regno.
La felicità è ora non dopo la nostra vita. Sta a noi scegliere di viverla. Poveri noi se pur dicendoci cristiani, siamo oggi infelici!
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
