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Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 8 Settembre 2024

Creature ricreate

I riferimenti geografici che si trovano in apertura del brano di questa domenica sono tutt’altro che secondari. Gesù entra nel territorio pagano ad est del mare di Galilea, la cosiddetta “Decapoli”, il luogo delle 10 città. Il Messia, il Figlio di Dio, vero figlio del popolo di Israele, non circoscrive il suo ministero alla sola terra di Israele, ma va anche verso i pagani: la salvezza è proprio per tutti, è un dono universale.

Ci viene detto che qualcuno, di cui non si sottolinea l’identità, né il livello di fede, porta un sofferente a Gesù. Vogliono che gli imponga la mano, che avvenga cioè un contatto tra il Maestro e quest’uomo. È una persona segnata dall’impossibilità di sentire e quindi di parlare bene. Gesù non si tira indietro e in disparte, ossia in un incontro intimo e riservato, senza il rumore della popolarità e i riflettori accesi, compie dei gesti molto materiali: mette le sue dita negli orecchi dell’uomo e con la sua saliva tocca la sua lingua.

Gesti estremamente concreti, che dicono la verità dell’incarnazione. Vero Dio e vero uomo, Gesù tocca la carne viva dell’umanità, senza ideologie e spiritualismi. La mano creatrice tocca per ricreare! Al gesto si aggiunge la parola autorevole del Maestro: “effatà”, “apriti”! Una parola che trae la sua forza dal suo sguardo verso il Padre: non è solo una parola umana, ma ha in sé la potenza creatrice della Parola divina, la stessa che ha fatto il mondo e tutte le cose. La barriera del limite e dell’infermità viene abbattuta e l’uomo torna ad ascoltare e parlare.

Pensando alla nostra vita, anche noi ci riscopriamo limitati, spesso capaci di sentire, ma incapaci di ascoltare, come anche capaci di esprimere parole, ma incapaci di edificare i fratelli. Anche noi, come l’uomo della Decapoli, immersi in un contesto che spesso è indifferente, se non ostile a Dio, abbiamo bisogno sempre di nuovo dell’intervento di Gesù. Nel nostro rapporto personale con Lui, se lo lasciamo agire, Egli è pronto ad aprire l’orecchio del nostro cuore e restituirci la capacità di ascoltare la Parola di Dio e degli altri, come anche di guarire il nostro linguaggio, per diventare annunciatori leali e coerenti del Regno.

Questi miracoli discreti e silenziosi che avvengono nella nostra vita, specialmente attraverso una vera vita sacramentale, se lasciamo spazio a Lui, ci trasformano in veri strumenti del Regno, permettendo all’umanità di riconoscere che tutto ciò che Dio compie, così come la creazione, “è cosa molto buona” (Gen 1,31). Siamo disposti a lasciarci condurre da Lui e ricreare così?

Per gentile concessione di don Luciano Labanca, dal suo sito.