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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 7 Settembre 2024

I farisei conoscono bene la Legge, obiettivamente. Soprattutto per usarla come randello da dare in testa, specialmente per ferire e accusare. Usano la norma per sentirsi a posto davanti a Dio, per far pesare la propria specchiata virtù di fronte agli altri, distratti e peccatori. Che Dio ne tenga conto, gentilmente. Sempre pronti a notare le altrui trasgressioni, anche se minuscole, anche se minime.

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Il rischio c’è ancora oggi, ad essere sinceri: quello di ridurre la fede a morale, a osservanza di regole e norme attribuite a Dio. Il rischio di stilare un elenco di atteggiamenti da avere per potersi pavoneggiare davanti agli altri, per sentirsi migliori o, almeno, non peggiori di chi ignora Dio. Così la sensata e intensa norma del riposo sabbatico, data al popolo per ricordarsi che i figli riposano mentre gli schiavi lavorano, era diventata, col passare dei secoli, una sorta di trappola che entrava fin nel dettaglio dello stabilire quanti passi si potevano legittimamente fare in quella giornata.

E Gesù, invece di irrigidirsi, di irritarsi, tenero! Argomenta, entra nel loro campo, dimostra di conoscere bene la Scrittura cui i suoi oppositori si appellano. È vero: Dio ha dato il sabato per ricordare ai figli di Israele di comportarsi da figli, non da schiavi. E ogni altra norma è stata donata perché l’uomo diventi più uomo. Ma la Scrittura stessa parla di eccezioni, di casi particolari, come quello che Gesù cita riguardo ai pani sacri che hanno illegittimamente sfamato il fuggiasco Davide con i suoi compagni.

La norma ci è data per vivere da liberi non da castrati e, soprattutto, non per essere usata come corpo contundente. Gesù, tenero, richiama i farisei – e noi – al senso profondo di ogni norma presente nella Bibbia: ha senso osservarla perché conduce a Dio e a noi stessi e, oso dire, nella misura in cui conduce a noi stessi e a Dio. Gesù ci ricorda che non siamo schiavi di nessuno, nemmeno delle norme, e che, in lui, siamo signori del sabato. Di ogni sabato dato all’uomo per fiorire.

FONTE: Amen – La Parola che salvaIl blog di Paolo

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