Il giorno di sabato è il giorno della gioia, perfino il lutto viene interrotto il sabato, perché esiste qualcosa di più grande del dolore, ed è la gioia della presenza amorevole di Dio con il suo popolo. Nulla di più lontano da una religione fatta di precetti e divieti, di regole da applicare, di un tedioso dare e avere tra la divinità e l’uomo.
Spesso, invece, viviamo così i nostri rapporti matrimoniali, le nostre amicizie, le relazioni sul lavoro, anche quelle tra genitori e figli. Contratti che contemplino il rispetto e la giustizia. Quella della carne, stretta nell’angusto perimetro di leggi e codicilli, nel vano tentativo di fissare il tutto ad un precario equilibrio di coesistenze protette dallo scudo dei diritti e dei doveri.
Buoni in sé, nella maggior parte dei casi, ma inevitabilmente confinati al di fuori del cuore. E il cuore, quando è coinvolto, lo è solo emotivamente, stretto nelle passioni, a volte travolgenti, che scambiamo per amore. Il Vangelo di oggi sconvolge questo malfermo sistema che dovrebbe garantire il buon esito della nostra vita. Le parole del Signore vanno diritte al centro del problema, puntano il cuore, l’intimo dell’uomo.
È da lì che sgorgano i pensieri, le decisioni, gli atteggiamenti, i peccati. E nessuna legge può nulla nei confronti del cuore. La legge è un pedagogo, un tentativo di arginare gli esiti del cuore malato. Ma nulla più.
I sacrifici, la fitta rete di prescrizioni che, superando la stessa Scrittura, i Farisei avevano teso a protezione della religione e della sua purezza, la giustizia umana basata sull’adempimento della Legge attraverso le proprie forze, il tentativo di accaparrarsi la giustificazione per mezzo delle opere, tutta questa trama di precetti che teleguidavano la vita, non ha condotto ad altro che a una smisurata superbia gravida di giudizi e disprezzo.
Come capita a noi quando recintiamo le nostre vite e quelle altrui con leggi figlie dei nostri criteri, che si tramutano ben presto in aguzzine, nemiche della libertà e dell’amore.
Per riflettere
Venuto tra noi, il Signore portò il riposo all’anima affaticata e oppressa dal fardello del peccato, che era costretta a compiere le opere dell’ingiustizia, essendo assoggettata a padroni crudeli. Egli la alleggerì del peso insopportabile dei pensieri vani e immondi, la affrancò dal giogo amaro delle opere dell’ingiustizia e le diede il riposo. (San Macario)
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
